La casa delle donne – La maison des femmes

Melisa Godet

Ispirato alla storia e alle attività della Maison des Femmes di Saint Denis, un centro di ascolto e di accoglienza per donne in difficoltà realmente esistente vicino a Parigi, il film ripercorre le sfide che medici, ostetriche e psicologhe devono affrontare quotidianamente nell’accogliere e sostenere chi si rivolge loro in cerca di aiuto cercando di curare le ferite fisiche e psicologiche delle pazienti e affrontando anche le difficoltà burocratiche e il peso emotivo della loro missione.


La maison des femmes
Francia 2025 (110′)
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    La bellezza di Maison des femmes – La casa delle donne risiede nel modo in cui tratta argomenti difficili con attenzione e delicatezza, mostrando le fragilità di tutte le figure femminili rappresentate. Dottoresse e infermiere, per esempio, non sono solo lavoratrici instancabili e dedite al loro lavoro, ma esseri umani che, quando tornano a casa, devono fare i conti con i propri problemi. Sono inevitabilmente colpite, soprattutto a livello emotivo, anche dalle difficoltà delle loro pazienti. Il film mostra la vita quotidiana e intima delle protagoniste con naturalezza e dolcezza, mettendo in risalto le sfaccettature caratteriali di ognuna di loro (…) La pellicola funziona perché non vuole essere retorica, né mostrare al pubblico che tutto è risolvibile e che la violenza nei confronti delle donne cesserà presto. Questa storia, invece, soprattutto perché basata su fatti realmente accaduti, mostra la verità nuda e cruda. Rappresenta con accuratezza la vita, mettendo in risalto come sia fatta di un intreccio costante di gioia e dolore. La violenza di genere è un grave problema della società odierna e va combattuta senza giustificazioni o semplificazioni. La pellicola evidenzia come la strada da percorrere sia ancora molto lunga, poiché, nonostante ci siano stati dei miglioramenti, le donne vittime di violenza, fisica e psicologica, sono ancora numerose. La Maison des femmes – La casa delle donne è un film necessario, utile a comprendere la gravità della violenza di genere al giorno d’oggi. Non cerca di insegnare nulla allo spettatore, ma racconta una storia potente fonte di ispirazione.

Alissia Mastio – spettacolo.eu 

    “Mi hanno detto che per andare avanti devi perdonare, ma non voglio”. Si apre con questa frase tagliente e necessaria il lungometraggio d’esordio di Melisa Godet, La maison des femmes, un’opera che rifiuta fin da subito la retorica tossica della riconciliazione a tutti i costi e si fa portavoce di una rivendicazione irrinunciabile di rabbia e giustizia. Perché noi donne siamo stanche e arrabbiate. Il film diventa così un vero e proprio manifesto storico, che dà voce alla realtà concreta ed esistente della Maison des Femmes di Saint-Denis, alla periferia di Parigi. Non si tratta di un semplice racconto corale, ma di un mosaico di donne che restituisce con straordinaria accuratezza un panorama reale e globale, fatto di violenze, femminicidi, abusi e discriminazioni che investono il mondo intero e che vanno combattuti e sradicati a partire dalle fondamenta. Al centro della struttura ci sono le operatrici, interpretate con grande intensità da Karin Viard, Laetitia Dosch, Oulaya Amamra e Eye Haidara, che offrono ascolto, assistenza e supporto legale, pur facendo i conti con le proprie difficoltà e fragilità. Per dare vita a tutto questo, Godet compie un ottimo lavoro di sceneggiatura, puntando sulla sottrazione: svuota la messa in scena da tecnicismi sperimentali per abbracciare una linearità e una semplicità rigorose. Le scene di violenza e i soprusi non vengono mai rappresentati esplicitamente; al contrario, il film rompe la quarta parete facendo sedere lo spettatore letteralmente accanto alle protagoniste e alle pazienti, trasformando l’esperienza della visione in un vero e proprio posto sicuro in cui mettersi in ascolto senza giudizio.

Le storie che emergono compongono un affresco doloroso e quotidiano, ma il film rifugge la commiserazione per raccontare i centri antiviolenza come laboratori di rinascita, di costruzione di libertà e di riappropriazione della propria esistenza. L’opera lancia un forte appello alla solidarietà e alla movimentazione di risorse, ricordando che questo sistema millenario di sopraffazione può essere smantellato solo attraverso l’educazione, la consapevolezza politica e una presa di coscienza collettiva. È un’opera necessaria che scuote e che funziona proprio grazie alla solidità della sua scrittura, bilanciando dramma e quotidianità. A suggellare questo percorso collettivo di resistenza e di sorellanza, a restare impressi alla fine della visione sono le parole della dottoressa Diane: “Anche se oggi ci sembra di svuotare l’oceano con un cucchiaino, ci tengo a dirvi che sono estremamente fiera di farlo con voi”. Un promemoria indelebile di quanto un piccolo gesto, una rete di supporto e una lotta condivisa possano fare la differenza.

Benedetta Manzotti – hotcorn.it

    Ancora un film francese si avventura nell’universo variegato della Sanità pubblica, una popolazione di assortita umanità, concentrandosi su un esperimento reale, particolarmente riuscito, diventato esemplare per una serie di altri reparti che sono stati aperti in tutto il paese. È la Maison des Femmes, un luogo in cui ricominciare e ricostruire dopo una violenza subita. Una casa d’accoglienza pluridisciplinare in cui le donne possano trovare il coraggio e la forza di rendere visibile un dolore subito, molto spesso nel corso di lunghi anni e nell’intimità della vita domestica da parte di un marito o un familiare violento. La Maison des Femmes, opera prima della sceneggiatrice Mélisa Godet, è una storia ispirata alla vicenda reale di una Casa delle donne di Saint Denis, periferia parigina, che si prende alcune licenze nel raccontare una realtà importante per l’accoglienza delle donne. Il punto di vista è quello delle operatrici e del personale che ogni giorno accoglie e sostiene persone in cerca di aiuto. Il contesto è quello francese, di una società multietnica matura pur non senza molti punti di frizione, in cui all’interno delle mura di casa sono differenti anche le abitudini culturali e i rischi di una violenza di genere spesso radicata in antichi retaggi patriarcali. Se l’intervento più urgente appare, come sempre, la prevenzione, che ovviamente spetta ad altre istituzioni in divisa, queste coraggiose operatrici si impegnano con passione, non di rado nell’impossibilità di non subire emotivamente le dure storie che si trovano di fronte.

Sono un carosello di esperienze, classi sociali e generazioni diverse, sia le pazienti che il personale medico. A guidare il reparto c’è la dottoressa Khoury, interpretata da un’ottima Karin Viard, solo una delle attrici che emozionano in un cast corale in cui emerge il talento anche della sempre convincente Laetitia Dosch e di Eye Haïdara, per non parlare dell’unico maschio del gruppo, coccolato e preso in giro, lo psichiatra interpretato da Pierre Deladonchamps. Ne emerge un ritratto credibile e senza pedanterie, che schiva ogni forma di retorica riuscendo a cogliere sincerità ed emozioni spontanee che generano da una realtà che suscita ammirazione e speranze, non negando la complessità di un lavoro di sensibilizzazione che deve rivoluzionare per prima cosa la vita affettiva degli uomini nell’intimità delle private stanze. Passando per vittorie e momenti di difficoltà, tentativi di ottenere visibilità per la loro lotta quotidiana contro i finanziamenti costantemente a rischio, La Maison des Femmes conferma la capacità del cinema transalpino di raccontare con credibilità le istituzioni fondamentali della vita in comune, imboccando una strada già battuta con successo e riproposta con professionalità. Ponendo problemi e interrogativi, come quello centrale che vivono tante donne ogni giorno, riassunto in uno sfogo confessione di una dottoressa, non di una paziente, nel corso del film. “Adoro il mio lavoro, adoro mio figlio, adoro il mio uomo, ma insieme non funziona. Ma voglio tutto, non voglio scegliere”.

Mauro Donzelli – comingsoon.it

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