rassegne

cinesguardi 2021

4 titoli “ad uso pensiero”

ottobre: Io e te
novembre: Quel fantastico peggior anno della mia vita  – La scuola non è secondaria
dicembre: La ragazza con il braccialetto

Stiamo ancora affrontando un’esperienza collettiva con caratteristiche traumatiche, che ha messo a dura prova la tenuta dei nostri corpi e della nostra psiche, oltre che del nostro
sistema sanitario, economico, scolastico. La chiusura delle scuole e di tutte le attività culturali e sportive, il distanziamento fisico e la sospensione dei rapporti interpersonali ha
amplificato un profondo senso di abbandono e di vuoto, soprattutto nei giovani. Molti studi hanno comprovato un aumento dell’incidenza di vari disturbi emotivi, della sfera delle
condotte alimentari, dei comportamenti autolesivi e della dipendenza da internet e videogiochi. Siamo entrati in un’era dominata da incertezze, a rischio di catastrofi
economiche,
ecologiche, sanitarie, culturali, dove alla facilità di comunicare non corrisponde la facilità nel comprendere l’altro e essere compresi dall’altro.
Come adulti di riferimento,
insegnanti, educatori, promotori culturali, siamo chiamati a rispondere
con la nostra presenza concreta, attiva, attenta, che promuova la ri-uscita di incontri ri-vitalizzanti.

Guardare un film insieme e discutere può essere una buona occasione.

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cinelite 2021 plus

CINÈLITE PLUS

serate speciali in collaborazione con
DISTRIBUZIONI INDIPENDENTI:
Tycoon DistributionMariposa Cinematografica

sab 19/06: 22.45 – Mister Universo
ven 02/07: 23.00 – Miserere
giov 08/07: 21.15 – The Reunion
lun 12/07: 21.15 – Nancy
mart 13/07: 21.15 – Alive in France
merc 14/07: 21.15 – Manta Ray
giov 15/07: 21.15 – Dark Night
lun 19/07: 21.15 – Due uomini, quattro donne e una mucca
mart 20/07: 21.15 – Piazza Vittorio
merc 21/07: 21.15 – Malarazza
giov 22/07: 21.15 – 1945
lun 26/07: 21.15 – Takara – La notte che ho nuotato
mart 27/07: 21.15 – Interruption

il Giardino Barbarigo è la location estiva del cinema Lux!

>> scoprire CINELITE…<<

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cinélite 2020

GIARDINO BARBARIGO 10 luglio - 30 agosto

cinema all’aperto 2020

VEN    31/7   IL GRANDE PASSO

DOM    16/8   CRESCENDO – #MAKEMUSICNOTWAR

LUN     17/8   MISERERE – ingresso a offerta libera
MART  18/8   Il MISTERO HENRY PICK
MERC  19/8   MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI

LUN     24/8   LA BELLE EPOQUE
MART  25/8   FAVOLACCE
MERC  26/8   PICCIRIDDA. CON I PIEDI NELLA SABBIA

LUN     31/8   PARASITE in bianco e nero
MART    1/9   EMMA
MERC    2/9   CORPUS CHRISTI
GIOV      3/9   recupero / FILM A SORPRESA

 

GIOV       3/9   JOJO RABBIT

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Retrospettiva Ozu – sei capolavori restaurati

Ozu Yasujirō

È il 1927 quando a soli 24 anni Ozu Yasujirō dirige il suo primo film (Strada di penitenza), ma occorre attendere il 1933 perché, con Il figlio unico, si delinei il suo personalissimo tocco d’autore caratterizzato da tonalità di tristezza, di malinconico disincanto […] ripiegato in una prospettiva di introspezione esistenziale, di esplorazione dei sentimenti e delle emozioni che integra lo sfondo sociale della coscienza degli individui […] in una visione lancinante dell’esistenza che ne costituisce la cifra dominante.
Dopo la guerra (e un periodo di prigionia) torna alla regia e, a seguire alcuni film considerati minori, realizza il bellissimo Tarda primavera (1949). Da lì in poi la sua filmografia è una pietra miliare della storia del cinema per tematica e stile. Ozu è un cineasta modernissimo, lucido indagatore dei conflitti interpersonali generati dal mutamento della società civile: piazza la sua mdp a mezza altezza (“ad altezza di cane” come lui stesso diceva) e lascia fluire il movimento interno al fotogramma, dilatando le psicologie, le passioni e le emozioni dei suoi personaggi, le amicizie, i rancori, i conflitti tra generazioni; in una parola, lascia scorrere il flusso della vita. Una visione distanziata la sua, ma al tempo stesso profondamente partecipe delle angosce, delle malinconie dell’uomo contemporaneo alle prese con la solitudine e il silenzio esistenziale. Se in tutto questo il suo taglio personalissimo tende sempre alla perfezione, i diversi elementi tendono a combaciare così perfettamente che mai lo spettatore si rende conto del suo virtuosismo. I suoi film sono realizzati con uno stile talmente spoglio da far passare inosservata l’abilità che a permesso di raggiungerlo. Il suo montaggio con campi-controcampi a 180° è d’una assoluta sobrietà, così come la direzione degli attori, il senso degli oggetti e dei particolari
Tra i titoli memorabili emergono Viaggio a Tokyo (1953, una sorta di sintesi del suo cinema), Fiori d’equinozio (1958), Buon giorno (1959) e Tardo autunno (1960). Conclude la sua opera nel 1962 con una commedia sorridente qual è Il gusto del saké e muore di cancro l’anno dopo, lasciandoci un cinema emozionante, commovente, struggente e straordinario.

Il cinema/i cineasti – George Sadoul Garzantina Cinema a cura di Gianni Canova

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Alla scoperta del cinema coreano

Sebbene i quattro inattesi Oscar a Parasite (Bong Joon-ho, 2019) abbiano sancito, quantomeno a livello mediatico, il riscatto di una cinematografia sinora fin troppo ignorata dalla nostra distribuzione, non vi era certo bisogno di attendere gli esiti della kermesse losangelina per decretare l’indiscusso valore di un’industria, quella sudcoreana, che, in appena un ventennio, ha saputo affrancarsi dalla dipendenza dalle produzioni estere per affermare la vastità e la ricchezza di una ispirazione che ha pochi eguali nell’orizzonte del cinema contemporaneo. Al cinefilo spaesato che volesse approfondire non una qualche valida cinematografia, ma “la” cinematografia del nostro tempo, non dubiteremmo, allora, di raccomandare quella sudcoreana. Se, poi, il medesimo cinefilo spingesse la sua curiosità al punto di esigere una lista ordinata di nomi e titoli, eccoci d’un tratto nei guai. Parte di tanta ricchezza risiede, infatti, nel deliberato amalgama di istanze divergenti, nel ricombinarsi di spunti di genere e costrutti autoriali, in un dialogo incessante tra le pressioni dell’industria e le spinte della più libera immaginazione.
Sebbene si possa tracciare una comoda linea di demarcazione tra cinema di consumo e cinema d’arte nell’industria coreana – per cui il celebrato zombie-movie Train to Busan (Yeon Sang-ho, 2016) pertiene alla prima categoria e l’ascetico Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e ancora Primavera (Kim Ki-duk, 2003) alla seconda – è altresì indubbia l’inclinazione a un reciproco sconfinamento. E se, da un lato, i codici del genere – poliziesco, horror, commedia, azione – informano la messa in scena di soggetti ambiziosi e fortemente personali, dall’altro il ricorso a fantasiosi virtuosismi e la cura dei caratteri infondono un insolito spessore anche agli intrecci più popolari.

Impresa donchisciottesca, dunque, quella di circoscrivere nel breve spazio di una rassegna un campione di titoli che dia ragione di una cinematografia tanto vasta. Senza alcuna pretesa di esaustività, i quattro film in rassegna (Lady Vendetta, Time, Madre, Poetry) hanno lo scopo di introdurre lo spettatore alla varietà di forme, stili e influenze dell’odierno cinema di Seul, accostando a nomi da tempo celebrati nei maggiori festival internazionali, altri di più recente affermazione.

Matteo Pernini – mcmagazine 54 >>

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Scolpire il tempo

Il cinema di Andrej Tarkovskij dagli anni '70


È una scultorea potenza espressiva quella che, nel cinema di Tarkovskij,
si accompagna alla magniloquenza di un magma narrativo
sospeso tra stagnazione introspettiva e flussi di coscienza.

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