rassegne

cinélite 2020

GIARDINO BARBARIGO 10 luglio - 30 agosto

cinema all’aperto 2020

VEN    31/7   IL GRANDE PASSO

DOM    16/8   CRESCENDO – #MAKEMUSICNOTWAR

LUN     17/8   MISERERE – ingresso a offerta libera
MART  18/8   Il MISTERO HENRY PICK
MERC  19/8   MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI

LUN     24/8   LA BELLE EPOQUE
MART  25/8   FAVOLACCE
MERC  26/8   PICCIRIDDA. CON I PIEDI NELLA SABBIA

LUN     31/8   PARASITE in bianco e nero
MART    1/9   EMMA
MERC    2/9   CORPUS CHRISTI
GIOV      3/9   recupero / FILM A SORPRESA

 

GIOV       3/9   JOJO RABBIT

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Retrospettiva Ozu – sei capolavori restaurati

Ozu Yasujirō

È il 1927 quando a soli 24 anni Ozu Yasujirō dirige il suo primo film (Strada di penitenza), ma occorre attendere il 1933 perché, con Il figlio unico, si delinei il suo personalissimo tocco d’autore caratterizzato da tonalità di tristezza, di malinconico disincanto […] ripiegato in una prospettiva di introspezione esistenziale, di esplorazione dei sentimenti e delle emozioni che integra lo sfondo sociale della coscienza degli individui […] in una visione lancinante dell’esistenza che ne costituisce la cifra dominante.
Dopo la guerra (e un periodo di prigionia) torna alla regia e, a seguire alcuni film considerati minori, realizza il bellissimo Tarda primavera (1949). Da lì in poi la sua filmografia è una pietra miliare della storia del cinema per tematica e stile. Ozu è un cineasta modernissimo, lucido indagatore dei conflitti interpersonali generati dal mutamento della società civile: piazza la sua mdp a mezza altezza (“ad altezza di cane” come lui stesso diceva) e lascia fluire il movimento interno al fotogramma, dilatando le psicologie, le passioni e le emozioni dei suoi personaggi, le amicizie, i rancori, i conflitti tra generazioni; in una parola, lascia scorrere il flusso della vita. Una visione distanziata la sua, ma al tempo stesso profondamente partecipe delle angosce, delle malinconie dell’uomo contemporaneo alle prese con la solitudine e il silenzio esistenziale. Se in tutto questo il suo taglio personalissimo tende sempre alla perfezione, i diversi elementi tendono a combaciare così perfettamente che mai lo spettatore si rende conto del suo virtuosismo. I suoi film sono realizzati con uno stile talmente spoglio da far passare inosservata l’abilità che a permesso di raggiungerlo. Il suo montaggio con campi-controcampi a 180° è d’una assoluta sobrietà, così come la direzione degli attori, il senso degli oggetti e dei particolari
Tra i titoli memorabili emergono Viaggio a Tokyo (1953, una sorta di sintesi del suo cinema), Fiori d’equinozio (1958), Buon giorno (1959) e Tardo autunno (1960). Conclude la sua opera nel 1962 con una commedia sorridente qual è Il gusto del saké e muore di cancro l’anno dopo, lasciandoci un cinema emozionante, commovente, struggente e straordinario.

Il cinema/i cineasti – George Sadoul Garzantina Cinema a cura di Gianni Canova

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Alla scoperta del cinema coreano

Sebbene i quattro inattesi Oscar a Parasite (Bong Joon-ho, 2019) abbiano sancito, quantomeno a livello mediatico, il riscatto di una cinematografia sinora fin troppo ignorata dalla nostra distribuzione, non vi era certo bisogno di attendere gli esiti della kermesse losangelina per decretare l’indiscusso valore di un’industria, quella sudcoreana, che, in appena un ventennio, ha saputo affrancarsi dalla dipendenza dalle produzioni estere per affermare la vastità e la ricchezza di una ispirazione che ha pochi eguali nell’orizzonte del cinema contemporaneo. Al cinefilo spaesato che volesse approfondire non una qualche valida cinematografia, ma “la” cinematografia del nostro tempo, non dubiteremmo, allora, di raccomandare quella sudcoreana. Se, poi, il medesimo cinefilo spingesse la sua curiosità al punto di esigere una lista ordinata di nomi e titoli, eccoci d’un tratto nei guai. Parte di tanta ricchezza risiede, infatti, nel deliberato amalgama di istanze divergenti, nel ricombinarsi di spunti di genere e costrutti autoriali, in un dialogo incessante tra le pressioni dell’industria e le spinte della più libera immaginazione.
Sebbene si possa tracciare una comoda linea di demarcazione tra cinema di consumo e cinema d’arte nell’industria coreana – per cui il celebrato zombie-movie Train to Busan (Yeon Sang-ho, 2016) pertiene alla prima categoria e l’ascetico Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e ancora Primavera (Kim Ki-duk, 2003) alla seconda – è altresì indubbia l’inclinazione a un reciproco sconfinamento. E se, da un lato, i codici del genere – poliziesco, horror, commedia, azione – informano la messa in scena di soggetti ambiziosi e fortemente personali, dall’altro il ricorso a fantasiosi virtuosismi e la cura dei caratteri infondono un insolito spessore anche agli intrecci più popolari.

Impresa donchisciottesca, dunque, quella di circoscrivere nel breve spazio di una rassegna un campione di titoli che dia ragione di una cinematografia tanto vasta. Senza alcuna pretesa di esaustività, i quattro film in rassegna (Lady Vendetta, Time, Madre, Poetry) hanno lo scopo di introdurre lo spettatore alla varietà di forme, stili e influenze dell’odierno cinema di Seul, accostando a nomi da tempo celebrati nei maggiori festival internazionali, altri di più recente affermazione.

Matteo Pernini – mcmagazine 54 >>

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Scolpire il tempo

Il cinema di Andrej Tarkovskij dagli anni '70


È una scultorea potenza espressiva quella che, nel cinema di Tarkovskij,
si accompagna alla magniloquenza di un magma narrativo
sospeso tra stagnazione introspettiva e flussi di coscienza.

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Festival del cinema spagnolo

PADOVA: ottobre-dicembre 2019

>> cinema invisibile <<

– lunedì ore 21.00 –

 14 ottobre BIGLIETTO A OFFERTA LIBERA
DOLOR Y GLORIA
Pedro Almodóvar # Spagna 2019 (113′)
Salvador Mallo (Antonio Banderas) è un regista cinematografico ormai sul viale del tramonto. Soffrente nel corpo e nello spirito, fa il punto sulla sua vita: la sua infanzia negli anni ’60, il primo desiderio e il primo amore, la scoperta terapeutica del cinema… E Dolor y Gloria è proprio una dichiarazione d’amore al cinema (semiautobiografica) di memorabile sincerità e potenza, sorprendente e commovente. >>
CANNES 72°: miglior interprete maschile

 21 ottobre
LAS DISTANCIAS (Le distanze)
Elena Trapé # Spagna 2018 (100′)
Las distancias, ovvero il tentativo di recuperare un’amicizia, un’intimità che appare lontana. Da questa necessità è mossa Olivia che convince alcuni amici a fare una visita a sorpresa a Comas, il loro compagno all’università che da qualche mese si è trasferito a Berlino con il sogno di diventare attore. Che ne è di lui? È letteralmente sparito! A prima vista sembra che le cose gli vadano a gonfie vele. Ma il fatto è che la distanza tra loro e il vecchio amico non è solo geografica: è lo scarto tra quel che si pensa di conoscere di una persona e quel che ci si trova davanti. Acuto ritratto generazionale di Elena Trapé. >>
Festival di Malaga 2018: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attrice

 28 ottobre
CARMEN Y LOLA (Carmen e Lola)
Arantxa Echevarría # Spagna 2018 (100′)
L’esordio di Arantxa Echevarría è la storia di Carmen, una ragazza che appartiene a una comunità di gitani nei sobborghi di Madrid. Come tutte le giovani donne della comunità, è destinata a riprodurre uno schema che si ripete di generazione in generazione: sposarsi presto e crescere il maggior numero di bambini possibile. Fino al giorno in cui incontra Lola, gitana come lei, ma per nulla rassegnata a quel destino. Tra le due ragazze sboccia una complicità che le proietta in un mondo proibito. Il loro amore è una bomba ad orologeria. >>
Premio Goya: miglior opera prima e miglior attrice non protagonista

 4 novembre
MUCHOS HIJOS, UN MONO Y UN CASTILLO (Molti figli, una scimmia e un castello)
Gustavo Salmerón # Spagna 2018 (90′)
L’esilarante opera prima di Gustavo Salmerón, campione d’incassi in patria, ha come protagonista la madre Julita: matrona verace e straripante, oramai elevata ad autentico personaggio-cult. Adorato da Almodóvar il film si trasforma in una vera caccia al tesoro quando il più giovane dei figli scopre che sua madre ha perso la vertebra della bisnonna, conservata come reliquia per tre generazioni. Viaggio surreale tra oggetti, cimeli, personaggi e aneddoti assurdi che raccontano la Spagna di ieri e al contempo offrono un’istantanea della Spagna di oggi. >>
Premio Goya: miglior documentario / Karlovy Vary: miglior film

 11 novembre
ENTRE DOS AGUAS (Tra due acque)
Isaki Lacuesta # Spagna 2018 (120′)
Magistrale viaggio nel tempo ad opera di Isaki Lacuesta che firma il film più personale ed emotivo della sua giovane ma ricca carriera. Isra e Cheíto (già protagonisti di La leyenda del tiempo nel 2006), ora sono due giovani adulti. Molta acqua è passata sotto il ponte. Di ritorno a Cadice, Cheíto riabbraccia Isra che esce dal carcere: da qui riparte Lacuesta per continuare a raccontare, “entre dos aguas”, tra le due acque del tempo, la vita dei due fratelli gitani alla ricerca di un proprio spazio vitale. La cinepresa segue i protagonisti senza compiacimento e costruisce un racconto del reale con tale naturalezza da sembrare più vero del vero. >>
San Sebastian: miglior film

 18 novembre
MUDAR LA PIEL (Cambiare pelle)
Ana Schulz e Cristobal Fernández # Spagna 2018 (89′)
Juan Gutiérrez, filosofo e ingegnere, fu mediatore di pace fra l’ETA (forza d’opposizione armata per l’indipendenza dei Paesi Baschi) e il governo spagnolo negli anni ’80 e ’90; Roberto Flórez fu il suo braccio destro, e assieme condivisero anni di battaglia per il processo di pace. Un’amicizia di ferro, profonda, ma avvolta da un fitto mistero: alla fine degli anni ‘90 infatti Flórez sparisce senza preavviso, senza lasciar traccia di sé. Risulta subito chiaro che era un infiltrato sotto false spoglie. Era un agente dei Servizi Segreti? Chi era in realtà Roberto? Autentica perla dell’ultimo cinema spagnolo indipendente, capace di mutare da documentario storico-familiare a thriller di spionaggio. >>
in concorso a Locarno

 2 dicembre
YULI – DANZA E LIBERTA’
Iciar Bollain # Spagna/Cuba/UK/Ger/Fra 2018 (103′)
L’incredibile parabola di Carlos Acosta, in arte Yuli, una leggenda vivente della danza che da piccolo si rifiutava di ballare. Obbligato dal padre che vuole dargli un’opportunità per voltare le spalle alla povertà che attanaglia Cuba dopo decenni di embargo, Yuli giunge al successo mondiale divenendo un performer paragonato per grazia e capacità tecniche a miti quali Nureyev e Baryshnikov. Lirismo ed energia per tracciare la storia di uomo capace di sprigionare il proprio talento in un mondo e in un tempo a lui profondamente ostili. >>
San Sebastian: miglior sceneggiatura

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Second Life 2019**

ottobre-dicembre 2019


film che danno corpo a >> SECOND LIFE << hanno avuto come sempre una sfortunata “first life”, ma la rassegna di questo secondo semestre 2019 mette in evidenza due significativi aspetti limitanti per la riuscita commerciale: l’uscita nel nefasto periodo estivo e la debole forza di penetrazione sul mercato delle distribuzioni indipendenti. Il ritratto negato, Due amici, Tesnota, Goldstone, Tramonto, The Deep sono tutti arrivati nelle sale tra luglio e agosto (e a Padova solo Due amici ne ha trovata una) e tutti sono titoli MOVIES INSPIRED, etichetta di garantita qualità (la rassegna si apre con il recupero di Corpo e anima) ma non sempre così “potente”…

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oooo

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