Le catene della colpa

Jacques Tourneur

Jeff Bailey gestisce una stazione di servizio in una piccola città di provincia dove vive dividendosi tra il lavoro, la pesca sul fiume e la sua fidanzata Anne. Ma il suo torbido passato torna a tormentarlo quando riceve la visita dello sgherro del gangster Whit Sterling, per il quale aveva lavorato anni prima. Jeff si ritrova così a raccontare ad Anne di come aveva accettato di rintracciare l’amante di Sterling, Kathie Moffat, scomparsa dopo aver sottratto al gangster 40 mila dollari e avergli piazzato 4 colpi di pistola nell’addome. Rintracciata la donna in quel di Acapulco, Jeff se ne era però innamorato perdutamente. E lì erano iniziati tutti i suoi guai…


Out of the Past

USA 1947 (97′)

 

Il passato ritorna nella vita di un detective privato (Robert Mitchum), ritiratosi in provincia, quando il suo losco ex datore di lavoro (Kirk Douglas) e la sua ex amante (Janet Greer) gli fanno un’offerta che non può rifiutare, coinvolgendolo in una trappola mortale. Uno dei vertici del cinema noir: fatalismo tragico, impotenza dell’individuo, rapporto avvelenato tra passato e presente, la figura della dark lady… Scritto e sceneggiato da Daniel Mainwaring (dal proprio dal romanzo Build My Gallows High, pubblicato con lo pseudonimo di Geoffrey Homes, il labirintico intrigo è messo in immagini (con la fotografia di Nicolas Musuraca) da Jacques Tourneur con stringata intensità.

Morandini – Dizionario dei Film

 

 

 

…L’acme è raggiunto nella scena in cui Mitchum aspetta la dark lady in un bar messicano: non accade nulla, ma c’è tutto il senso del film.

 

Dizionario dei film (a cura di Paolo Mereghetti)

 

Al passato non si può sfuggire: sembra questo uno dei messaggi de Le catene della colpa, film cult tra i più significativi noir della seconda metà degli anni Quaranta. Per certi versi derivativo di alcune pellicole precedenti, il lungometraggio di Tourneur possiede comunque un grande fascino che si è mantenuto intatto col passare degli anni. Merito soprattutto della scrittura di un personaggio memorabile, interpretato da un Robert Mitchum in stato di grazia: il suo Bailey è un ex detective privato contro cui un gangster si vuole vendicare. Conscio di non avere possibilità di cavarsela, Bailey è un eroe malinconico, predestinato al fallimento, disilluso nei confronti del futuro. Anche i personaggi di contorno (Ann in primis) sono costruiti con cura dalla magnetica (e, coscientemente, contorta) sceneggiatura a cui ha partecipato anche (non accreditato) il noto scrittore James M. Cain. Ispirato a un romanzo di Geoffrey Homes, il copione si fa sempre più cupo nelle mani di Tourneur, capace di rendere inquietante ogni angolo di una cittadina che, inizialmente, pareva tanto rassicurante. Quel senso di fatalità che attraversa tutta la pellicola è reso perfettamente anche grazie alla notevole fotografia in bianco e nero di Nicholas Musuraca, capace di dare al film un’atmosfera perennemente ambigua e misteriosa. Da ricordare anche per l’intensa performance di Kirk Douglas, qui alla seconda apparizione sul grande schermo dopo quella per Lo strano amore di Marta Ivers (1946) di Lewis Milestone.

longtake.it


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