The Rocky Horror Picture Show

Jim Sharman

Brad Majors (Barry Bostwick) e la sua fidanzata Janet Weiss (Susan Sarandon), una coppia timida e pudica, si ritrovano impantanati con l’auto in una notte tempestosa. Chiederanno asilo al castello del Dott. Frank-N-Furter (Tim Curry), un curioso scienziato en travesti che non vede l’ora di mostrare loro la sua nuova creazione. Uno dei musical più sensuali e irriverenti di sempre, con una galleria di personaggi bizzarri e inquietanti destinati a rimanere scolpiti nell’immaginario collettivo.

USA 1975  (101′) 

  Tratto dal celebre musical di Richard O’Brien del 1973, The Rocky Horror Picture Show è uno degli esempi più importanti di film a basso budget diventato un assoluto fenomeno di culto, che ancora oggi riempie sale in tutto il mondo di fanatici in costume pronti a rivedere per la centesima volta le avventure sexy di Frank-N-Furter. Jim Sharman, anche regista dell’originale teatrale, dà vita a uno dei musical più sensuali e irriverenti di sempre, con una galleria di personaggi bizzarri e inquietanti destinati a rimanere scolpiti nell’immaginario collettivo. Grido di giubilo sessuale e invito a vivere gioiosamente e liberamente l’amore come collante universale, il Rocky Horror unisce una colonna sonora strepitosa, e magnificamente interpretata (tra gli altri, spicca l’argentina voce di una giovanissima Susan Sarandon) a momenti esilaranti e coreografie scatenate. Delizioso pastiche postmoderno, non ha paura di mettere nello stesso calderone American Gothic (dipinto di Grant Wood) e King Kong, la morte del rock’n’roll anni Cinquanta (simboleggiata da Eddie, nel film con il fisico e l’energia strabordanti di Meat Loaf), il mito di Frankenstein e il divismo anni Venti, il superomismo nietzschiano e l’immaginario horror più classico, l’omaggio al cinema di serie-b da drive-in e l’apologo della sci-fi più pura. Poco importa se l’insieme appare a tratti confusionario e scalcagnato: la galleria degli abitanti del pianeta Bisesso (traduzione italiana discutibile dell’originale “Transylvania”) è destinata a cambiare la storia per sempre. Facile riconoscerne il ruolo di detonatore liberatorio per una sessualità in cerca di identità e definizione dopo la rivoluzione di inizio decennio, più difficile riconoscere la sottile e dolente riflessione sulla solitudine mascherata da esuberanza di Frank, costretto a costruirsi in laboratorio un compagno perché incapace di amare le persone reali. Impossibile non citare, tra i momenti eterni, la sequenza del Time Warp e l’ingresso di Frank-N-Furter sui suoi altissimi tacchi, accompagnato dalle note di Sweet Transvestite. I riferimenti alla storia del cinema non si contano e il finale-tributo alla vecchia Hollywood è commovente e memorabile. Il ruolo della vita per un perfetto Tim Curry, un insostituibile Frank nella memoria collettiva. Richard O’Brien, il creatore dell’opera, è il grottesco maggiordomo Riff-Raff che interpreta una struggente Over at the Frankenstein Place. Con un seguito, malriuscito e dimenticato: Shock Treatment! del 1981 diretto dallo stesso Sharman.

longtake.it

Due fidanzati imbranati (Susan Sarandon e Barry Bostwick) finiscono in una casa stregata durante un temporale. Li attendono fanta-sexy-comiche avventure, orchestrate dal padrone di casa, il sensuale e diabolico alieno Frank’n Furter (Tim Curry), fino al pirotecnico e amaro finale. La Sarandon recita e canta con una sensualità irresistibile. Frank’n Furter si presenta così: «I’m just a sweet transvestite from Trans-sexual, Transylvania»… Il più bel musical rock della storia del cinema, un sublime concentrato di cultura camp, kitsch, irriverente e genialmente pop. Indimenticabile la colonna sonora di RichardO’Brien!
A suo tempo destò scandalo per le scene di travestitismo e per le smaccate allusioni sessuali. In realtà è un sogno (sulla liberazione sessuale), non un invito o una minaccia. Ignorato alla sua uscita e poi diventato cult,come spettacolo teatrale è presente sui palcoscenici americani dagli anni Settanta. Il successo di pubblico che trasformò il film in un cult da midnight-movie è citato in una scena di Saranno famosi. Esiste un seguito: Shock Treatment, sempre di Sharman, deI 1981.

Il Dizionario dei film (a cura di Paolo Mereghetti)


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