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Chiamami col tuo nome


Estate 1983, tra le province di Brescia e Bergamo, Elio Perlman, un diciassettene italoamericano di origine ebraica, vive con i genitori nella loro villa del XVII secolo. Un giorno li raggiunge Oliver, uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, docente universitario. Elio viene immediatamente attratto da questa presenza che si trasformerà in un rapporto che cambierà profondamente la vita del ragazzo. Una traiettoria esistenziale che la regia di Guadagnino restituisce in passaggi inattesi, tra dolcezza e passionalità, cercando di cogliere e mettere in scena il movimento intimo del desiderio.


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Call Me by Your Name 
Francia/Italia/Usa/Brasile 2017 – 2h 12′

…L‘amore fa sempre male, scoprirsi gay non è mai una passeggiata, e quell’ospite aitante prima o poi ripartirà. Ma i genitori vigilano discreti su quel sentimento nascente, anzi sono pronti a benedirlo e a lenire le ferite del cuore, al momento giusto, con un intenso dialogo padre/figlio che susciterà l’invidia di chi ha avuto genitori ostili o distratti. E per un attimo mette in ombra l’estetismo insistente e alla lunga monotono di Call Me by Your Name di Luca Guadagnino (…) che a forza di efebi e chiaroscuri e preziosismi visivi e nature trionfanti e statue ripescate dai flutti e citazioni di ogni sorta, confina in un remoto altrove l’Italia del 1983, quella di Craxi, del pentapartito e della fuga di Gelli, come ci ricordano giornali, manifesti e una delle rare scene in cui gli italiani, visti come sempre con occhio un po’ turistico da Guadagnino, prendono la parola. Finendo però per togliere pathos e universalità a quello che resta davvero ‘solo’ un romanzo di formazione gay, a differenza di quanto accade in film analoghi ma più strutturati e convincenti come, per fare due esempi recenti, Weekend o Avere 17 anni. È anche un problema di drammaturgia: difficile vibrare a fondo per questa storia in cui in fondo va tutto miracolosamente bene…

Fabio Ferzetti – Il Messaggero

 

Complimenti a Luca Guadagnino per l’ostinazione. Fischi e pernacchie non sono mancati in questi vent’anni. Ma se uno piazza il carabiniere Corrado Guzzanti alla fine di un film come A Bigger Splash – dove Joseph Fiennes, Tilda Swinton, Dakota Johnson sono incantevoli – un pochino finisce per attirarli. Prima di farsi illusioni e salire sul carro del pluricandidato agli Oscar (film, sceneggiatura non originale, attore protagonista, stucchevole canzone originale di Sufjan Stevens) va ricordato che il finanziamento verrà pure dall’Italia, ma i metodi di lavoro sono americani. Solida sceneggiatura firmata da James Ivory, da un bel romanzo firmato André Aciman (Guanda). Ripetiamo: uno sceneggiatore incallito, oltre che di gran fama, più un romanziere celebrato. Da noi invece i debuttanti scrivono e dirigono anche se non hanno uno straccio di storia da raccontare. Il primo amore lo abbiamo avuto tutti, e magari qualche tentennamento su chi ci piaceva di più tra il ragazzino o la ragazzina incontrati durante l’estate (“il ragazzino o la ragazzina” vuol dire qui che il diciassettenne protagonista corteggia una coetanea ma si innamora di un giovanotto). Più difficile è raccontarlo senza far sbadigliare lo spettatore. L’innamoramento e i turbamenti del giovane Elio nel film riescono benissimo, grazie alla bravura e alla bellezza di Timothée Chalamet: pochi attori, anche adulti, saprebbero reggere il lungo primo piano finale senza rendersi ridicoli. Dalla Liguria del romanzo, la seduzione che molto si avvantaggia della noia estiva viene trasferita nella campagna attorno a Crema. Siamo nel 1983, a tavola si parla di Bettino Craxi, in televisione appare Beppe Grillo, le signore sbucciano legumi sulla porta di casa. La coltissima famiglia che ogni anno ospita un dottorando discute l’etimologia di “albicocca” e accarezza le statue greche ripescate dal lago. Luca Guadagnino fa bene a restare fedele alle famiglie colte e benestanti, di periferie e di parrucchiere ne abbiamo già abbastanza. Ma la congrega di intellettuali tende alla parodia, come la coppia gay in visita e il discorso di papà. Deliziosa la pesca a uso erotico…

Mariarosa Mancuso – il foglio.it

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