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Renzo Piano: l’architetto della luce

Carlos Saura

A raccontare questo genio dell’architettura e il suo processo creativo, è un genio del cinema, Carlos Saura, che segue Piano nella progettazione e nella realizzazione di una delle sue opere: il Centro Botìn a Santander, in Spagna. Il racconto in presa diretta delle varie fasi della costruzione del Centro diventa spunto di riflessione sul processo creativo, su ciò che hanno in comune, sotto questo aspetto, l’architettura, il cinema e tutte le altre arti. Per capire che l’arte non è un atto razionale e prevedibile. Spesso è un po’ come guardare al buio: prima di capire ciò che accadrà, bisognerà dare il tempo agli occhi di adattarsi. Una riflessione sui rapporti tra cinema e architettura..

 

 

Renzo Piano. The Architect of Light
Renzo Piano, An Architect for Santander

Spagna 2018 – 1h 40′

Nel 2010 la Fondazione Botín di Santander, sulla costa cantabrica, legata al grande gruppo di credito spagnolo, affida al Renzo Piano Building Workshop l’incarico di costruire un centro culturale che porti il nome del suo fondatore. Un edificio che ridisegni il profilo della città, in dialogo attivo ed emotivo con la cittadinanza. A seguire i lavori e intervistare l’archistar fino all’inaugurazione del centro nel 2017, il regista Carlos Saura.
Luce, poesia, utopia: in fondo a guidare l’architetto e il regista sono gli stessi elementi, le medesime pulsioni. Illuminare il mondo, dargli bellezza, ispirare altri uomini col proprio lavoro a creare ulteriore grazia, come unico antidoto alla barbarie umana.


Su questo parallelismo di intenti – e su una decisa celebrazione del committente e della comunità politica locale – si muove il documentario di Carlos Saura, che segue lo stato dei lavori del centro e insieme raccoglie il punto di vista di Piano, il metodo, la visione, aspirazioni e ispirazioni (tra cui Italo Calvino, ma in primis la natura, la luce naturale, il potere del cinema e della fotografia di fermare il tempo e rendere la realtà immortale). La struttura, la cui forma ricorda un visore, quasi un omaggio implicito all’atto del contemplare arricchendo se stessi, è poeticamente sollevata da terra, circondata dal verde, lontana dal traffico e divisa in due corpi che guardano e si affacciano sul mare con un camminamento che mima un pontile. Nel suo disegno aperto, nel rivestimento di ceramica bianca abbacinante e cangiante, si riflette l’intenzione di Piano di stimolare e coinvolgere l’immaginazione dei residenti, chiamati anche a dibattere pubblicamente sul progetto, anche se le implicazioni, gli sviluppi “drammatici” del dibattito locale e politico sono superficialmente accennati.

  

Ne seguiamo la costruzione in cantiere, i ritardi, il miracolo della creazione che si ripete di opera in opera, e l’accento sul valore civile e culturale degli edifici, contro la tentazione dello stile come valore in sé. Accompagnano le riprese aeree diversi brani di classica (Adagietto, Sinfonia n.5 di Mahler su tutti, a spingere sul pedale emotivo cercando un’analogia con l’incipit viscontiano sulla laguna).

Raffaella Giancristofaro – mymovies.it

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