Temporada

Andrè Oliveira


Brasile 2018 – 1h 53′

 TORINO – Come è possibile che una vicenda ordinaria, di una persona qualunque, assurga a paradigma di un riscatto umano e civile? E soprattutto ci trasmetta un’immagine assolutamente diversa e originale di un paese, il Brasile, normalmente narrato solo nei suoi estremi della povertà e violenza da una parte, oppure dall’altra (come accade nelle patinatissime novelas) della vita fatua e un po’ irreale delle classi privilegiate?

Questo piccolo miracolo (cinematografico) riesce al giovane regista Andrei Novais Oliveira con Temporada (Long way home) presentato prima a Locarno e ora al festival di Torino, dove tra l’altro la protagonista Grâce Passô è stata premiata come miglior attrice.
Siamo a Contagem, grossa città satellite di Belo Horizonte, nello stato brasiliano di Minas Gerais. Juliana, mulatta sulla quarantina, obesa (un po’ sovrappeso diremmo noi) vi si trasferisce da una città vicina perché assunta a tempo indeterminato nel servizio sanitario della municipalità. Niente di speciale, un salario di pura sopravvivenza; si tratta di andare quartiere per quartiere, casa per casa, a verificare che non ci siano nei giardini, sui tetti, sui balconi, pozze di acqua ferma, stagnante, habitat naturale della zanzara Aedes Aegypti, responsabile della trasmissione della “dengue”, della “lesmanhiosi” e altre malattie endemiche della regione. Entriamo così in contatto con una miriade di piccole realtà domestiche a cui la protagonista si avvicina con simpatia e partecipe attenzione.
Ancora più importante, nell’economia del film, è il nascere e lo svilupparsi dei rapporti e delle amicizie tra colleghi e soprattutto colleghe (gli operatori si muovono a gruppi di tre o quattro); e sono rivelazioni, confidenze, ricordi. Le storie si assomigliano tutte: un matrimonio fallito, un. ”namorado” (fidanzato) lontano,
una famiglia in difficoltà da aiutare al paese. Juliana stessa ha lasciato a Itabuna (Bahia) un marito assente che promette sempre di venire a trovarla ma in pratica non arriva mai; ed eccola ritrovarsi in un limbo, un non-luogo sia fisico che mentale (la stagione, la temporada del titolo) che la costringe a ripensare tutta la sua vita. Rimanere legata ad un passato che non sembra promettere più nulla di buono e che avverte ormai come una prigione, oppure calarsi definitivamente in un presente non proprio esaltante ma che può essere un passo, una tappa verso una liberazione, un riprendere in mano la propria esistenza? E tutto ciò attraverso la partecipazione e l’appoggio di un ambiente solidale e soprattutto il sostegno di un lavoro stabile e dignitoso.
Non che il Brasile del crimine dello spaccio e della violenza sia completamente assente, ma il regista lo tiene volutamente sullo sfondo; traspare solo da certe porte che non si aprono, da certi racconti appena accennati, da certe paure ed esitazioni a muoversi per la città. In primo piano solo la vita reale!
Splendidamente diretto e montato, Temporada è un film che ti concilia con l’umanità e con la speranza.

Post scriptum Novais Oliveira fa parte di un nutrito gruppo di giovani registi brasiliani che in questi ultimi anni viene mietendo successi nei festival internazionali in primo luogo Berlino; pensiamo al Gabriel Mascaro di Boi Neon, o al Daniel Ribeiro di The Way He Looks, oppure a Reolon e Matzenbacher del recente Tinta bruta, Teddy Award 2018. Non ancora un ‘Cinema Novo’ ma senza altro prove di un vivace ed ispirato realismo (e soprattutto senza la gabbia ideologica dell’originale!).

Giovanni Martini – MCmagazine 48

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