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Tokyo Vampire Hotel

Sion Sono

Manami si prepara a celebrare il suo ventiduesimo compleanno con alcuni amici, ma viene quasi uccisa nella furia omicida scatenata da un gruppo di vampiri. I suoi problemi non finiscono qui: due vampiri, K, dal clan Dracula, e Yamada, dal clan Corvin, sono sulle sue tracce. Yamada finisce per rinchiudere Manami in un albergo dove gli esseri umani sono condannati a donare sangue per l’eternità. Prima serie televisiva diretta da Sion Sono e prodotta da Amazon.

Japan 2017 – 2h 22′

 TORINO – Dopo la vetta raggiunta lo scorso anno con Antiporno, il genio di Sion Sono ha deciso di mettersi in gioco con il mezzo televisivo, La scelta non sorprende, vista la frenesia produttiva del regista e il suo continuo tentativo di prendere in esame generi, formati, consuetudini di visione per sgretolarne pezzo per pezzo il carattere pedante, consolidato e svuotato di personalità e resistenza di cui sono portatori.

Ciò che si è potuto vedere a Torino è stata una versione condensata in poco più di due ore di un progetto seriale molto più esteso (nove episodi) e dunque articolato secondo criteri di sviluppo propri di quel mezzo. É stato sicuramente questo che ha di fatto deluso una vasta schiera di fan, visto che il film presenta inevitabili momenti di incomprensione, passaggi così rapidi da non poter identificare una narrazione compiuta di numerosissimi personaggi che popolano l’hotel dei vampiri a Tokyo. Non un punto da sottovalutare, di fronte anche a un’estremizzazione e una sovrabbondanza di molti dei caratteri visivi e visionari a cui ci ha abituati nel tempo l’autore nipponico (sangue – vero protagonista del film-, mutilazioni, grida, carneficine e un’estetica pop deflagrante) che rendono nel complesso un difficile avvicinamento emotivo se non proprio un’interdizione ad entrare completamente in questo suo nuovo mondo.
Il rischio di Tokyo Vampire Hotel è che passi quindi solamente come un puro oggetto ludico fine a se stesso, per riempire un vuoto esistenziale con trovate allucinate e talvolta comiche, deliri visivi esplosivi, un ritmo convulso del montaggio, e una colonna sonora come sempre palpitante capace di mescolare i registri più diversi, dal Metal a Mozart. É in virtù di questi aspetti, preponderanti certo, che si fatica dunque ad ampliare la visione fino a non scorgere un durissimo testo accusatorio descritto sotto l’impianto f(i/u)nzionale di vampiri assetati di sangue che utilizzano la merce umana come mero prodotto alimentare per la loro sussistenza e la loro guerra tra clan per un predomino di potere vacuo e instabile come i loro futili desideri.
La costruzione della rappresentazione operata da Sono è a tal punto premeditata e controllata in ogni suo aspetto formale (e la saturazione di così tanti elementi nelle scene non fa altro che rafforzare la complessità dello sguardo del suo autore) che pensare a un gioco vacuo e rabbioso come unica possibile interpretazione risulta a suo modo un fiacco e sfibrato spirito di fiducia verso colui che da sempre ha germinato romanticamente verso la costruzione di una speranza disincantata, emergente dai comportamenti fuori dagli schemi delle sue eroine nei confronti di un sistema, di una nazione, delle istituzioni e dei poteri dirigenziali che invischiano la gente in un utero famelico e fagocitante.
Non è poi una novità che dietro le figure deformate di esseri fantastici come zombie, vampiri o altri sorte di mostri vi siano celati nella loro distruttiva esperienza pseudo vitale le note di una partitura visibilmente sottomessa all’orchestrazione visiva ma dalla potenza cupa e impietosa cara al Sono politico e sovversivo. Il terreno di gioco rimane come sempre la mesta realtà del paese del Sol Levante, rappresentata in un sentimento di evanescente rapprendimento che si muove in direzioni estremiste e nazionalistiche senza ricevere alcun movimento di critica.
Il Tokyo Vampire Hotel ha una struttura piramidale sorretta alla base della catena alimentare dagli esseri umani, corpi a cui mungere il sangue e da far riprodurre in maniera intensiva e programmatica. Nient’altro che questo è l’essere umano per la concezione della Tokyo di Sono: il mondo si sta distruggendo e sgretolando, gli uomini ridotti al macello ma il potere legislativo del parlamento rimane immobile e intoccabile. Lo stesso palazzo del potere è costruito letteralmente dalle interiora di un vampiro, i cui muri grondano sangue di uomini ancora una volta privati delle loro vane libertà e sono finiti per donare i loro corpi superflui per costruire un predominio di abuso e sopraffazione che li rende definitivamente schiavi.
Sono racconta il Giappone con la lucidità di colui che non ha nulla da perdere di fronte all’immobilismo di tutto quando lo circonda. Ed è per questo che non ha perso e non perderà mai la voglia di raccontarlo, a modo suo, col divertimento e con l’orrore, con il gioco e con l’amore, ma solo per coloro che vorranno togliersi gli strati di opacità che si insinuano nei loro occhi e non permettono loro di tuffarcisi dentro, per quanto rischioso possa apparire.

Alessandro Tognolo – MCmagazine 45

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