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Cyrano mon amour

Alexis Michalik

Parigi, 1987. Edmond Rostand è un giovane drammaturgo dal talento geniale, che, perseguitato dalla sfortuna, è afflitto dal blocco dello scrittore. Ma grazie alla sua ammiratrice Sarah Bernhardt, Rostand conosce il più celebre attore del momento, Constant Coquelin, che insiste nel voler recitare nella sua prossima commedia e vorrebbe farla debuttare in sole tre settimane. C’è però un piccolo problema: Rostand non l’ha ancora scritta! La sola cosa che conosce è il titolo: «Cyrano de Bergerac»… Una ricostruzione della genesi dell’opera teatrale più rappresentata e amata di tutta la storia francese, diretta con un afflato sentimentale sincero e spassionato. Un film garbato e divertente, aperto alle sorprese che solo l’arte immortale può portare con sé.


Francia 2018 (109′)


  Come fare a sottrarsi alla tentazione, quando è l’unica cosa che muove la tua penna? Specie se si è all’ultima occasione di ottenere successo e memoria imperitura. Cos’è, in fondo, a ispirare uno scrittore? La commedia ricorre a piene mani dal genere biografico-artistico (Shakespeare in Love su tutti, ma anche Becoming Jane, Saving Mr. Banks e così via), secondo cui la vita del tale autore è fonte spontanea e decisiva nel concepire le più grandi opere del nostro immaginario (Romeo e Giulietta, Orgoglio e Pregiudizio, Mary Poppins). Si tratta di un’evidente forzatura, ma giocata con sufficiente eleganza da non pesare, persino nel prendersi qualche licenza storica importante. Si capisce che l’obiettivo del regista non è documentaristico, ma di intrattenimento. E intrattiene con successo. L’ironia, come la tensione in un grande film action, non cala mai, sostenuta da un cast variopinto e azzeccato. Emoziona e fa sorridere vedere fino a che punto il Rostand di Michalik si troverà nei panni improvvisati del suo stesso Cyrano, prim’ancora che questo nascesse. Il tutto, ovviamente, fino all’esplosiva conclusione, la prima rappresentazione, che segnerà un punto di svolta nella storia del teatro nazionale e mondiale. A questo punto, la regia centra l’ennesima intuizione: tanta è l’immersione del pubblico diegetico (nel teatro del 1897) e extradiegetico (noi al cinema oggi) che la scena teatrale si trasforma in un film nel film, per l’ultimo commovente atto. Non importa che l’epilogo faciliti un po’ troppo lo scioglimento del conflitto. La magia del Cyrano ha fatto il suo corso, di nuovo e per la prima volta. Applausi a scena aperta.

Andrea Giovalè – cinematografo.it

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