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Dove bisogna stare

Daniele Gaglianone, Stefano Collizzolli

 

Elena, Georgia, Jessica, Lorena, quattro donne, di età diverse, in luoghi diversi, sono impegnate in attività a prima vista assurde al senso comune: ascoltando i loro racconti e scoprendo il loro quotidiano scopriamo, invece, discorsi e gesti lineari, straordinari nella loro semplicità, capaci di affrontare un fenomeno epocale come la migrazione. Domande stringenti e ineludibili a questioni complesse.

 

 

 

Italia 2018 – 1h 38′

Quattro donne italiane, di provenienze diverse, sono impegnate, a titolo volontario, nell’accoglienza dei migranti: Lorena, pensionata di Pordenone, aiuta come può dei pakistani nascosti in rifugi provvisori; Elena, in un paese vicino della Val di Susa, ospita in casa un ragazzo che ha attraversato a piedi nudi sotto la neve la frontiera; Jessica è tra i responsabili del centro sociale Rialzo di Cosenza; a Como Elena cerca ospitalità e fornisce informazioni pratiche agli immigrati.
Co-prodotto da ZaLab di Andrea Segre (Io sono Li, Mare chiuso, La prima neve, L’ordine delle cose), che con i suoi film in questi anni sta mappando sia in chiave di fiction che di documentario cause e conseguenze delle migrazioni, Dove bisogna stare è una dichiarazione di intenti, una presa di posizione che più chiara non potrebbe essere. A differenza di molte altre indagini sul tema delle migrazioni, non dà per assodato nulla e cerca di assumere il punto di vista e le difficoltà di chi arriva nel nostro Paese spesso intendendolo come una tappa verso altre destinazioni. Non considera scontata nemmeno la complessità burocratica per chi ha bisogno di asilo, assistenza medica, supporto di mediazione culturale e linguistica, informazione sui propri diritti e doveri. Tutto quello insomma di cui i privati cittadini, i volontari, gli operatori del sociale e i gruppi spontanei di solidarietà si occupano da anni nel silenzio quasi totale dei media mainstream, più concentrati a inseguire le strumentalizzazioni del fenomeno da parte di alcune parti politiche.

 

 

In dodici capitoli intitolati alle parole di chi è parte in causa, Dove bisogna stare si pone delle domande difficili, che evidenziano discriminazione e mettono in crisi, invece di imporre soluzioni semplici a fenomeni globali complessi. Nel registrare le difficoltà quotidiane raccolte dalle quattro protagoniste, cadono anche molti illusori luoghi comuni, come l’aspettativa paternalistica di forme di gratitudine o la possibilità di identificazione totale in chi arriva. Quello che il film dimostra è che nell’osservare a distanza ravvicinata l’altro, progressivamente ci si riconosce in lui e si arriva per lo meno a ricalibrare la nostra enorme libertà di movimento. Ricordandoci che la prima condizione per esprimere un’opinione individuale è il dovere di informarsi.

Raffaella Giancristofaro – mymovies.it

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