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First Man – Il primo uomo

Damien Chazelle

L’avvincente storia della missione della NASA per portare un uomo sulla Luna focalizzata sulla vita privata e la carriera professionale di Neil Armstrong. Un racconto che amalgama lo spettacolare fragore delle sequenze nello spazio con momenti intimisti, tesi a far emergere il carattere e la missione “interiore” del protagonista.


USA 2018 (141′)
OSCAR: miglior effetti speciali


  Un’avventura dello spirito, più che la ricostruzione di un’avventurosa pazzia. Con tutto il virtuosismo di cui Chazelle è capace (la prima sequenza del film ha la potenza del prologo di La La Land, o meglio, è la sua versione in solitaria, da camera-capsula spaziale) e che anche qui non è (solo) esibizione, ma il tentativo di dare fondo agli strumenti del cinema per vedere in modo nuovo ciò che pensavamo di aver già visto e capito una volta per tutte. In questo caso si parte da un materiale minimalista – dalle poche immagini sgranate dell’allunaggio che tutti conosciamo, dall’alone di mistero che circonda la personalità di Neil Armstrong – e dalla massima ovvietà di un evento fondamentale, per creare un’esperienza immersiva, capace sia di riportare alla realtà ciò che sembrava ormai fantasmatico sia di evocare l’invisibile che sta dietro la storia risaputa (e il perché quella storia ci riguarda tutti). Con tutta la retorica, le scelte a volte facili, i momenti di stanca e quelli in cui vorresti che l’espressione di Ryan Gosling non avesse quel retrogusto ironico (come un sorriso invisibile). Ma anche la commozione, la meraviglia, la forza incontestabile del cinema di un autore pop che si appresta a incassare qualche altro Oscar.

Fabrizio Tassi – cineforum.it

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