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Santa Sangre

Alejandro Jodorowsky

Fenix è un bimbetto che fa il piccolo mago in un circo messicano, dove il padre Orgo, lanciatore di coltelli, ha per amante la donna tatuata e per moglie Concha, bellissima quanto gelosissima della rivale. Impazzito dopo aver visto il padre Orgo tagliare le braccia alla madre prima di togliersi la vita, Fenix riuscirà da adulto a scappare dal manicomio in cui è rinchiuso è fuggirà insieme alla madre, iniziando con lei una nuova vita artistica simbiotica. Onirismo e psicanalisi, spunti surreali e humour nero: uno psycho-thriller alla maniera di Jodorowsky.

Messico/Italia 1989 (110′)

…Complice la bella, coloratissima fotografia di Daniele Nannuzzi, il regista Alejandro Jodorowsky si muove perfettamente a proprio agio e mescola onirismo e psicanalisi, sincretismo religioso e spunti surreali, humour nero e senso macabro. La sua galleria di mostri potrebbe suscitare l’invidia di Federico Fellini; i bagni di sangue con dettagli in primo piano fare la delizia di qualche maestro dell’horror; e il delirio edipico suonare in sberleffo a recenti edificanti quadretti familiari di moda negli Stati Uniti…

Alessandra Levantesi La Stampa


T
ante sono le figure di Santa Sangre che si rispecchiano nella recente opera autobiografica del regista: oltre ai nani e ai pagliacci del circo, salta subito agli occhi come Orgo sia un’incarnazione più grottesca di quasi tutti gli aspetti del padre di Alejandro, Jaime, dall’infedeltà coniugale alla totale mancanza di amore nei confronti del figlio. Sono invece in totale contrapposizione le due figure materne: la madre amorevole del recente dittico si oppone a una donna dedita a una religione malata e morbosa che venera unicamente il sangue, la sofferenza, in una sorta di allegoria delle derive più morbose di quel Cristianesimo che ha dimenticato l’importanza dell’azione.
Dagli anni ’80 ad oggi, il cinema di Jodorowsky ha cambiato in parte il suo stile nel passaggio dalla pellicola al digitale, ma le sue finalità rimangono costanti: Santa Sangre è un film puramente rituale, catartico, in cui i ricordi d’infanzia, sia quelli affettuosi che quelli traumatici, si condensano in potenti e vividi simboli, per poi infine congedarsi e svanire, cosicché il protagonista, ovvero l’autore (e forse soprattutto il pubblico, come ci dice l’alchimista de La montagna sacra), possa rinascere proprio come una fenice, riacquistando la propria libertà, le proprie mani, per poi tenderle verso il cielo. Il finale di questo film va quindi a coincidere con quelli di La danza della realtà e Poesia senza fine, in cui Alejandro ha bisogno di lasciarsi alle spalle parate di ricordi e affetti, svanendo nel lucente bianco delle pagine ancora da scrivere della sua vita, mentre riecheggia ancora un’agrodolce melodia di commiato: «adios, para siempre adios».

Tommaso Martelli – cinelapsus.com

  …Sorta di aggiornamento psicomagico della figura di Norman Bates, il protagonista vive il suo trauma quale tara ereditaria da una madre iperpossessiva ed egoista e da un padre scriteriato e affettivamente assente, tranne quando, anche lì comunque in modo possessivo, pretende di trasmettere al figlio i suoi valori (o disvalori) attraverso un sanguinoso tatuaggio. Ma se gli elementi dell’horror psicologico non mancano, a caratterizzare il film è la cifra autoriale sempre preponderante e originale di Jodorowsky, regista di pochi, ma generalmente indimenticabili, film.
Calato in una realtà messicana trasfigurata dal filtro immaginifico del regista, il film è anche e forse soprattutto un turgido melodramma criminale a tinte forti, ricco di umori e spunti che si affastellano e si accavallano perlopiù mirabilmente su una trama lineare e, nei suoi tratti essenziali, perfino banale, sempre riscattata comunque dalla forza della visione. Alcuni momenti sono di una bizzarria sublime: il funerale dell’elefante è un esempio brillante, con la solennità della commemorazione rotta all’improvviso dalla corsa della moltitudine a fare a pezzi il cadavere dell’animale per cibarsene. Ma anche la simbiosi perfetta delle braccia di Fenix a sostituire quelle mancanti della madre è folgorante per efficacia e significanza.

Rudy Salvagnini – mymovies.it

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