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Vice – L’uomo nell’ombra

Adam McKay

La storia di Dick Cheney (Christian Bale), il vice-presidente più potente della storia americana, considerato da molti il “vero numero uno” della Casa Bianca durante l’amministrazione di George W. Bush. Un lungometraggio sovrabbondante di simbolismi, registri narrativi, giochi linguistici, ma capace di offrire una panoramica non banale su circa quarant’anni di storia politica statunitense attraverso una prospettiva interna, a volte amara e spesso inquietante, sull’uso e l’abuso del potere..


USA/GB/Spagna/EmiratiA.U. 2018 (132′)
Oscar 2019: trucco e acconciatura


  Di Adam McKay ci eravamo accorti nel 2015, grazie a un film che già era interpretato da un impressionante Christian Bale; e dopo la serie di commedie perfettamente nell’aria dei tempi che il regista aveva diretto. La grande scommessa (The Big Short) era una cronaca, veritiera, su un finanziere a torto ritenuto svitato da Wall Street. Deriso, nel 2005, dall’intero establishment bancario poiché aveva deciso di scommettere sull’arrivo di una Grande Crisi, da tutti ignorata. Di The Big Short tessevamo le lodi, dicendo magari che “non è che ci si capisca tutto”: ma, da allora, di quella riflessione ardita sulla celebre bolla immobiliare tanto è rimasto nelle memorie. Tre anni dopo, McKay volge il proprio sguardo, sempre acuto, originale e rivelatore, forse non sempre agevolissimo, su un altro oggetto per molti aspetti misterioso, la figura di Dick Cheney. L’uomo politico non necessariamente fra i più noti: ma che per 25 anni, dall’indomani dell’attacco alle Twin Towers dell’11 di settembre, aveva stravolto l’immagine e il ruolo “inutile” del vicepresidente nella politica americana. Il lungo, minuzioso racconto di Vice – L’uomo nell’ombra si può ricondurre così al pensiero del regista: la parabola dell’uomo dietro le quinte che sembrava qualsiasi e non di certo clean; ma che ha governato quell’America, l’ha convinta ad attaccare l’Iraq, permesso di riflesso la nascita dell’ISIS. E condotto infine il paese ad eleggere un Trump. Interrogativo che lo spettatore non avrà mancato di porsi durante la proiezione del film e che, da parte sua, Vice non avrà di certo evitato di attualizzare… McKay compone allora la sua drammaturgia con una originalità tutta fuorché banale. L’interesse, ma talvolta pure il limite narrativo del film, si organizza allora proprio nella sua continua parcellazione temporale. Nella cronologia fra passato, presente e futuro, così come nell’alternanza straniante fra satira e dramma.

Fabio Fumagalli – filmselezione.it

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