Gli anni amari

Andrea Adriatico

Il film ripercorre la vita e i luoghi di Mario Mieli, tra i fondatori del movimento omosessuale nostrano nei primi anni 70. Nato nel 1952 a Milano e morto suicida nel 1983, prima dei trentun anni, Mario fu attivista, intellettuale, scrittore, performer, provocatore, ma soprattutto pensatore e innovatore dimenticato.

USA 2014 (97′)


   Primi anni ’70. A partire dal liceo milanese in cui Mario Mieli non nasconde la propria omosessualità dicendo di chiamarsi Maria, si affrontano le tappe della vita privata e pubblica di una personalità che sia nel campo della liberazione sessuale sia in quello artistico ha trovato il modo di esprimersi senza remore, provocando nella società del tempo dei necessari scontri ma anche dei confronti che hanno inciso sul futuro.
Andrea Adriatico con questo film ha riempito un vuoto: ha cioè saputo portare sullo schermo qualcuno che, come lui stesso afferma “era un genio, che ci ha sedotto come riusciva a sedurre tutti coloro con cui entrava in relazione.”
Grazie alla performance di Nicola Di Benedetto che offre a Mieli tutti i diversi stati emotivi di una personalità complessa su più versanti, stimola chi vedrà il film ad andarsi a leggere o a ri-leggere quanto accadeva nella società italiana dei primi anni ’70, a scoprire cos’era il FUORI, a cercare filmati in cui il vero Mieli esprime il proprio pensiero.


Adriatico riesce non solo a raccontare con aderenza, anche sul piano filologico, quegli anni e ciò che si muoveva all’interno del mondo omosessuale ma anche a rendere con grande acutezza il clima che si respirava nella famiglia Mieli. Sarebbe stato facile, come a volte accade, trasformare padre, madre, fratelli di Mario in macchiette retrive e ridicole. Invece no. Grazie ad un minuzioso lavoro di casting troviamo Antonio Catania che ci mette di fronte al personaggi di un industriale della seta incapace di accettare questo figlio troppo ‘diverso’ ma al contempo gli inietta una dose di amarezza che nasce proprio da questo sentirsi privo di strumenti di comprensione.
Lo stesso accade per fratelli e sorelle a cui vengono concesse poche battute che delineano però un distacco auto protettivo o una avversione dettata da quella norma che Mario combatteva. Insieme a una zia che non parla ma che osserva e tutto comprende abbiamo poi la madre di Sandra Ceccarelli (va ringraziato ogni regista che ce la fa ritrovare sullo schermo) che ha nello sguardo tutto l’amore e tutta la tensione di chi comprende e vorrebbe anche sostenere ma è costretta a non oltrepassare i limiti imposti da un ruolo familiare che non può essere mai del tutto dimenticato.

Giancarlo Zappoli – mymovies.it

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