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Una sirena a Parigi

Mathias Malzieu

Parigi, 2016. Una forte tempesta si è abbatte sulla città, inondando le strade; la Senna straripa, aumentano dispersi e sfollati. In questo scenario apocalittico, Gaspard Snow viene attirato da un dolce canto e così il giovane ritrova nei pressi della Senna esondata il corpo ferito di una sirena, Lula. D’istinto Gaspard soccorre la bella creatura marina e la porta nella sua abitazione per curarla, ma non sa che la sirena ha un enorme potere sugli uomini: chiunque ascolti il suo canto s’innamora perdutamente di lei…

Une sirène à Paris
Francia 2020 (102′)


 L’Urban Fantasy è un genere che unisce elementi propri del genere fantastico ad un’ambientazione urbana contemporanea, integrando così i due piani di realtà e irrealtà in un nuovo universo in cui lo spettatore può facilmente immedesimarsi. Una sirena a Parigi di Mathias Malzieu, che firma anche il romanzo da cui è tratto, si inserisce perfettamente in questo filone, con l’aggiunta del realismo magico della capitale francese e della sua vita notturna. Lo spunto narrativo da cui parte il film è il classico incontro tra l’uomo e “l’animale fantastico” e la costruzione di un amore che possa unire, come un ponte, due mondi distanti e in conflitto tra loro. È stato così per il recente La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro, o per il più antiquato Splash – Una sirena a Manhattan da cui il film di Malzieu sembra discendere direttamente.
L’ambientazione e lo stile del racconto connotano Una sirena a Parigi come fantasy europeo, allo stesso modo del più solare Il principe dimenticato di Hazanavicius. Lontani dall’emulazione dei colossal statunitensi o britanniche, sono film “piccoli”, ma con un gran cuore – che fa dimenticare anche il tono posticcio di props ed effetti speciali.
Garspard (Nicolas Duvauchelle) è il proprietario, insieme al padre, del Flower Burger, un bistrot sulla Senna con accesso a uno speak easy – una sorta di locale segreto in cui la sua clientela e i suoi artisti si scatenano in un’autentica atmosfera anni Cinquanta. Questo mood già di per sé surreale – ma molto reale se si pensa alla movida parigina – è amplificata dall’arrivo di una pioggia torrenziale, che porta alla piena della Senna. Ritiratesi le acque, resta a riva una strana creatura ferita, prontamente soccorsa da Gaspard e portata in ospedale. La coda di pesce e la voce incantevole non lasciano alcun dubbio: è una sirena, ma l’incontro con questo personaggio delle fiabe avrà un impatto letale sulla realtà.


Interpretata da Marilyn Lima, la sirena Lula è una degna erede di una tradizione di donne-pesce dalla grande bellezza e dal carattere ribelle. La rossa Ariel è, dunque, ben sostituita da questa bionda francesina che, ovviamente, finisce per irretire il cuore del protagonista. Il grosso svantaggio, però, è che il canto della sirena ha un effetto mortale su chi l’ascolta, che si innamora fino a che gli scoppia il cuore… Così come nel lungometraggio di animazione scritto e co-diretto dallo stesso Malzieu, Jack et la mécanique du cœur, il protagonista è maledetto – per così dire – dall’impossibilità di amare. Se nel cartone animato il motivo era oggettivo (il meccanismo ad orologeria al posto del cuore del personaggio si sarebbe rotto se avesse provato emozioni troppo forti), qui c’è una spiegazione più realistica. Deluso dai troppi amori andati storti (guarda caso tutti con cantanti), Gaspard ha chiuso definitivamente i battenti del cuore. O, almeno, così crede. La vicina di casa Rossy (l’attrice almodovariana Rossy de Palma) sa bene che, per rimettere in moto la magia dello speak easy che il ragazzo gestisce, l’amore deve tornare nella sua vita. Sarà la complicità della dirimpettaia bizzarra e impicciona, dunque, a far scattare la scintilla tra i due e a innescare un gioco tanto romantico quanto pericoloso.


Una commedia romantica è una cosa, una commedia romantica a Parigi è ben altra. Indubbiamente il fascino della città si ripercuote in maniera positiva su Una sirena a Parigi, che accompagna a sua volta lo spettatore in un mondo magico – che sarebbe magico anche senza la presenza di creature fantastiche e incantesimi. Il clima retrò del Flower Burger, l’amore che aleggia come legge non scritta della capitale francese, l’estetica curata al dettaglio: la visione di Malzieu è senz’altro trasfigurata, ma in una città in cui il sogno è palpabile e la sensualità vibrante. Ricorda, per certi versi, l’atmosfera sospesa de Il favoloso mondo di Amélie in cui Montmartre diventa il teatro dell’educazione sentimentale onirica della protagonista. Pur mancando il brio del capolavoro di Jean-Pierre Jeunet, Una sirena a Parigi compensa i suoi difetti con un uso affascinante di costumi, trucco e colonna sonora e crea un immaginario tutto suo.
Un’ultima nota positiva: l’inserto di cinema d’animazione sia nei titoli di testa e coda sia nel film che Lula guarda nella vasca da bagno, un corto girato da Malzieu con la stessa estetica del suo film precedente. La sirena siamese innamorata del palombaro è uno dei dettagli irresistibili del film, che equilibra il dolciastro della fiaba con una visione personale ed elegantemente creepy.

Francesco Del Grosso – cinematographe.it

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