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Gloria Mundi

Robert Guédiguian

Dopo aver scontato una lunga condanna, Daniel esce di prigione e torna a Marsiglia. Sylvie, la sua ex moglie, l’ha avvertito che è diventato nonno: Mathilda, la loro figlia, ha infatti dato alla luce Gloria. Il tempo è passato, e ognuno si è fatto o rifatto una vita… Andando a conoscere la bambina, Daniel scopre una famiglia che lotta in ogni modo per restare in piedi: quando un colpo del destino spezza questo fragile equilibrio Daniel farà di tutto per per essere d’aiuto.

Francia/Italia 2019 (107′)
VE 76°: Coppa Volpi – miglior interprete femminile


A
riane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan sono interpreti che ci ritornano in mente quando la solidarietà di classe prendeva vita tra i protagonisti delle case che si affacciavano sul cortile all’Estaque, il quartiere operaio di Marsiglia, ambientazione prediletta dal regista. Cosa ne è stata di quella solidarietà dai tempi non lontani di Marius et Jeannette (1997) per arrivare una decina di anni dopo a Gloria Mundi? Il neoliberismo dell’era Macron applicato alle classi sociali più indifese ha creato false aspettative e prodotto drammi. In questo più che in altri film di Guédiguian si sente che la tesi soffoca in qualche modo il racconto e diventa predominante a forza di esemplificazioni, sostenuta e riscattata da una predisposizione tutta francese alla classificazione. Invece di partecipare alla solidarietà di classe, la protagonista si rifiuta di aderire allo sciopero: Ariane Ascaride nei panni di Jeannette, cassiera del supermercato era capace di tener testa al padrone, ora, come Sylvie Benar, non può rinunciare al salario di donna delle pulizie del turno di notte e non aderisce allo sciopero come i suoi compagni di lavoro. Il marito autista di autobus non lo vede mai, esce quando lei rientra, il genero si è lasciato prendere dall’euforia Uber e ne esce con le ossa rotte, picchiato dai suoi ex colleghi tassisti, una figlia ha messo su con il marito un negozio di rivendita dell’usato, poveri che sfruttano altri poveri, l’altra figlia ha appena avuto una bambina, Gloria, Gloria mundi.

Che ne sarà di lei nel futuro? quella bambina è come una fioca speranza nelle nere ombre che avvolgono i destini non solo di questa famiglia, ma degli strati più vasti della società, impegnati a credere che anche per loro ci sarà una svolta, ma non sarà così. Dal passato, proprio come a ricordare quella comunità di un tempo che almeno aveva la speranza come prospettiva e non quelle oscure ombre della quotidianità, arriva dal passato Daniel (Gérard Meylan) l’ex marito di Sylvie appena uscito di prigione dopo venti anni, unica figura che non ha smarrito almeno qualcuno dei vecchi valori e sarà proprio lui a far risaltare la differenza e la trasformazione epocale…

Silvana Silvestri – Il Manifesto

…Robert Guédiguian torna ad affrontare i temi che da sempre gli stanno a cuore e che riassume così: “Per parafrasare Marx: ovunque il capitalismo è riuscito a regnare ha distrutto l’amicizia fraterna e le relazioni di mutuo sostegno lasciando come unico legame tra le persone il freddo interesse e il denaro. Ha annegato tutti i nostri sogni nelle gelide acque del calcolo egoista”. Come spesso gli accade questo assunto viene declinato attraverso le relazioni che intercorrono in un nucleo familiare. Questa volta però si avverte una fragilità non solo dei personaggi ma della scrittura della storia. Invece di inserire il nucleo centrale del contendere in una fase sufficientemente iniziale del film la sceneggiatura procede per aggiunte progressive utilizzando gli attori feticcio del regista (Ascaride, Meylan, Darroussin) che sono come sempre capaci di offrire verità ai personaggi che interpretano.
Le vicende della quotidianità non mancano. Si va dal contrasto tra chi è assunto con paghe che non sono degne del lavoro che fa e chi invece è costretto ad aggrapparsi anche a quel po’ di salario che gli viene garantito all’assoluta indifferenza alle sorti altrui.

Un futuro che si presenta sempre più deprivato di diritti per tutte le Gloria che vengono al mondo, la giungla selvaggia di alcuni settori lavorativi… Una sceneggiatura che però in più di un’occasione si presenta come prevedibile e, in qualche caso, con accenti mèlo che sbilanciano la narrazione….

Giancarlo Zappoli – mymovies.it

 

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