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Darkling

Dusan Milic

Nell’entroterra montuoso del Kosovo, in una fattoria circondata da una fitta foresta, vive Milica con la madre Vukica e il nonno Milutin. Quando cala la notte, i tre si barricano in casa terrorizzati da ciò che si cela nel bosco. La paura che la loro casa sia sotto assedio è un’eco della recente guerra, o è solo la loro immaginazione come tutti vogliono far loro credere?

 

Mrak
Serbia/Dan/Bulg/Gre/Italia (104′)
TRIESTE Film Festival: premio del pubblico

La piccola Milica (Miona Ilov) vive insieme alla madre (Danica Curcic) e al nonno (Slavko Stimac) in una casa sperduta dentro una fitta foresta del Kosovo. Ogni giorno, due militari italiani (tra cui Flavio Parenti) dell’unità militare di protezione KFOR la portano a scuola, insieme agli altri bambini, a bordo di un carrarmato. Qui la bambina vive dei brevi momenti di pausa dall’ansia e dall’angoscia della guerra, che nel frattempo sta decimando la sua classe, con sempre più famiglie in fuga verso la Serbia e altri paesi. Chi non vuole lasciare la sua terra è invece il nonno Milutin che, nonostante le pressioni, è determinato a restare nella sua catapecchia per attendere il ritorno del figlio Jovan, scomparso da quasi un anno. Le milizie di pace italiane, poi sostituite improvvisamente da quelle americane, non sembrano però in grado di aiutare o proteggere la famiglia, che al calar del buio si barrica in casa terrorizzata ed è vittima di continui e minacciosi attacchi, con gli animali della fattoria uccisi o avvelenati durante la notte. Una sera, mentre Milica sta facendo i compiti – come sempre al buio, sotto al tavolo – scrivendo una lettera alle Nazioni Unite, l’attacco dei misteriosi aggressori si fa ancora più violento.


Ciò che rende Darkling una vera e propria chicca da vedere assolutamente è l’atmosfera in cui il quadro familiare della piccola Milica viene collocato. Non ci troviamo di fronte a una storia personale per raccontare, in un quadro più ampio, le violenze del Kosovo nel 2004, o addirittura la guerra in generale. Prima ancora di mostrare, il film di Milić vuole trasmettere: tensione e terrore, solitudine e senso di abbandono nonostante le milizie, paura per gli animali uccisi, impotenza di fronte all’oscurità e agli avvenimenti della notte. La fatiscente casa della famiglia kosovara è sperduta in un bosco inquietante, dove i suoni e i colori si fanno sempre più sinistri ogni ora che passa, facendo intendere che la sera qualcosa di brutto incombe. Tutto ciò è clamorosamente restituito da un gioco di macchina ben congeniato, con scene casalinghe, in salotto o addirittura sotto al tavolo, alternate a inquadrature della fattoria direttamente da un piccolo spiazzo senza foglie del bosco, che i protagonisti fissano direttamente e con sospetto, quasi a sapere che gli aggressori si trovano lì, a spiarli in attesa del buio. Con questo movimento di camera lo spettatore finisce, in maniera quasi inquietante, ad avere letteralmente il punto di vista del nemico. Ed è proprio attorno al mistero che circonda il nemico, indefinito e quasi invisibile – e per questo ancora più angosciante – che si sviluppa il film. Non c’è una infatti una vera e propria evoluzione prima del climax finale, essendo tutto basato sull’impossibilità di fuga della famiglia, ma la costante pressione a cui quest’ultima è sottoposta è un motore che dà l’impressione di non avere un attimo di tregua, nonostante il ritmo della pellicola non sia affatto rapido.

Darkling racconta la guerra – e in particolar modo i giorni prima del “pogrom di marzo” del 2004 (notte di scontri tra kosovari di etnia albanese e serba in cui morirono 27 persone e furono bruciate quasi 1000 case e 35 chiede ortodosse) in maniera intelligente, senza mostrare mai il famigerato “nemico” o mettendo in scena la tragedia. Il film non punta a far provare allo spettatore compassione, rabbia o dolore per un dramma, ma di fargli vivere pienamente tutta la tensione, la pressione, l’ansia e l’angoscia che caratterizzano i giorni di Milica e di sua madre.

Pietro Guerrini – today.it

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