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Terezin

Gabriele Guidi

Antonio, clarinettista italiano e Martina, violinista cecoslovacca, si innamorano a Praga durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1942 vengono deportati a Terezin dove la loro storia si intreccia con le vicende dei tanti artisti ed intellettuali rinchiusi nel ghetto. Eccellenze umane ed artistiche del centro Europa che, durante la guerra, realizzarono centinaia di produzioni musicali – ancora oggi rappresentate ed uniche al mondo – riuscendo a far divenire l’arte uno strumento di sopravvivenza per migliaia di persone segregate.

Italia/Repubblica Ceca 2022 (110′)
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  Alla fine del 1941 arriva a Terezin il primo gruppo di deportati. Da quel momento – e fino al maggio del 1945 – in quel luogo “vivranno” 140.000 persone. Tra di loro, una grandissima parte è composta da musicisti, pittori, poeti, scultori, scrittori, docenti: il cuore e l’anima della cultura centro europea di quegli anni che per la maggior parte non è sopravvissuta all’Olocausto. Un film che fa riflettere senza ricorrere alla esibizione della violenza e ad immagini crude e scioccanti; adatto alla visione da parte dei ragazzi sin dalle scuole medie.

Theresienstadt si trova a circa 80 km da Praga; è il nome della famosa città fortificata costruita tra il 1780 e il 1790 dall’Imperatrice d’Ungheria e Boemia e presenta due parti ben distinte: la “fortezza minore” e la “fortezza maggiore”. Nel 1939 i soldati del Terzo Reich invadono la Boemia e la Slovacchia e quando occupano quella grande fortezza a forma di stella dedicata all’imperatrice Maria Teresa, decidono di evacuarne i pochi abitanti e di utilizzarla come ghetto di isolamento per gli ebrei. Alla fine del 1941 arriva a Terezin il primo gruppo, privo di qualsiasi cosa tranne gli abiti che indossano ed uno sparuto bagaglio. Da quel momento – e fino al maggio del 1945 – in quel luogo “vivranno” 140.000 persone. Tra di loro, una grandissima parte è composta da musicisti, pittori, poeti, scultori, scrittori, docenti: il cuore e l’anima della cultura centro europea di quegli anni. Con l’inasprirsi delle misure che portano all’idea della “soluzione finale”, quel luogo diventa inevitabilmente un transito per migliaia di ebrei cechi, slovacchi, tedeschi, austriaci, polacchi, ungheresi, destinati ai campi di sterminio di Auschwitz, Bergen-Belsen, Sobibòr e Treblinka. La fortezza si trasforma quindi in un ghetto… molto, molto particolare!

Ma Terezin non è un film che ha come obiettivo principale l’analisi storica dei campi di concentramento nazisti e di quanto accaduto a Theresienstadt in particolare; esistono infatti volumi, saggi, documenti e testimonianze molto più̀ dettagliate e precise. Non è quindi destinato al racconto delle vicende politiche e militari che – durante la Seconda Guerra Mondiale – portarono alla aberrante creazione di campi di concentramento e ghetti. Il film, girato all’interno dello storico campo di detenzione di Theresienstadt, detto ghetto di Terezin, descrive invece la forza dell’arte in situazioni a dir poco estreme, raccontando come l’uomo sia profondamente capace di negare se stesso e allo stesso tempo – proprio grazie all’arte – sia in grado di compiere assoluti prodigi. Il racconto della vita dei deportati ebrei nel campo di Terezin, cui erano destinati soprattutto artisti e creativi, compositori, pittori, poeti, scultori, scrittori, diventa il modo per raccontare il cuore e l’anima della cultura centro europea di quegli anni. Terezin è quindi dedicato all’incredibile storia dei tanti artisti che vi furono imprigionati e che, pur trovandosi in un luogo simile, riuscirono a dare vita ad una incredibile serie di attività̀ culturali. Eccellenze umane ed artistiche del centro Europa che, tra il 1941 ed il 1945, realizzarono centinaia di produzioni uniche al mondo e ancora oggi rappresentate. Quasi integralmente ambientato a Praga e all’interno del ghetto, il film si condensa sulle irrefrenabili capacità espressive di uno straordinario gruppo di artisti per i quali la creatività̀ musicale, pittorica, letteraria divenne imprescindibile strumento di sopravvivenza. Antonio e Martina sono l’espediente immaginario-narrativo che rende possibile esplorare un microcosmo tanto brutale quanto artisticamente produttivo, all’interno del quale si intrecciano storie e personaggi reali, recuperati mediante l’analisi di centinaia di testimonianze e documenti, per i quali sono stati necessari anni di approfondimento.

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Un approfondimento su Theresienstadt
Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia, la Gestapo prende il controllo di Theresienstadt il 10 giugno 1940 e trasforma la “piccola fortezza” in prigione. Dal 24 novembre 1941, la “grande fortezza” viene destinata a diventare un ghetto dopo essere stata cinta da un muro. Il campo, fondato da uno dei capi delle SS, Reinhard Heydrich, diviene presto il punto di arrivo per un grande numero di ebrei provenienti da tutta la Cecoslovacchia, ma anche dalla Germania e dall’Austria. I settemila abitanti non-ebrei che vivevano a Theresienstadt vengono espulsi dalla città, rendendo il campo una comunità esclusivamente ebraica e isolata. Nell’ottobre del 1943 circa 500 ebrei provenienti dalla Danimarca vengono inviati a Theresienstadt. L’arrivo di questo gruppo di ebrei danesi ha un impatto significativo perché le autorità danesi insistono presso il governo tedesco affinché alla Croce Rossa Internazionale venga data la possibilità di visitare il campo. Adolf Eichmann decide di acconsentire alle insistenze del governo danese, accordando il 23 giugno 1944 una visita al campo ai rappresentanti della Croce Rossa Internazionale al fine di dissipare le voci relative ai campi di sterminio. Per eliminare l’impressione di sovraffollamento del campo e nascondere gli effetti della malnutrizione, 7.500 ebrei giudicati “impresentabili” vengono deportati verso Auschwitz. L’amministrazione del campo si occupa inoltre di costruire falsi negozi e locali al fine di dimostrare la situazione di benessere degli ebrei nel ghetto. Il tutto è coronato dall’esibizione dell’orchestra dei bambini. Durante questa giornata vengono raccolte immagini che vengono poi usate come video di propaganda per mostrare il benessere degli ebrei sotto la “benevolente” protezione del Terzo Reich. Cessato ogni sforzo propagandistico, alla fine di settembre del 1944 viene presa la decisione di liquidare il campo.

Dal 28 settembre al 28 ottobre 1944 da Theresienstadt partono undici convogli che portano ad Auschwitz 18.402 persone, tra cui moltissimi dei bambini del campo. Nel tentativo di eliminare le prove delle migliaia di persone morte nel campo, si ordina la dispersione nel fiume delle ceneri dei deceduti. Il tentativo di creare nel 1945 una camera a gas nei sotterranei della “piccola fortezza” fallisce per la ribellione dei prigionieri. Nelle ultime settimane di guerra, il flusso di arrivi al campo è ininterrotto. Molti dei nuovi arrivati sono deportati in terribili condizioni a causa della fame e delle malattie, dopo estenuanti marce della morte. Il 5 maggio 1945 il campo viene affidato alla Croce Rossa e l’8 maggio 1945 le truppe sovietiche raggiungono Theresienstadt.

Georgia Mariatti – deportati.it

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