Dietro la porta

Mario Brenta, Karine de Villers

Guardare dietro la porta significa portare il nostro sguardo in quel luogo, la casa, per scoprire in che modo possa rappresentare chi la abita, essere lo specchio della sua interiorità. Diciotto ritratti – colti nella loro particolare quotidianità, fra le mura domestiche e non solo – per rivelare come il luogo di appartenenza, per origine, scelta o semplice casualità della vita, possa essere indicatore del proprio personale rapporto che ciascuno ha con il mondo, con l’altro ma soprattutto con se stesso. Diciotto microcosmi che, pur nella loro naturale diversità, si articolano fra loro secondo un’armonia più universale, condivisa: una sorta di spartito visivo e sonoro, di melodia a più voci, corale e solista al tempo stesso, in cui, ogni spettatore si potrà ritrovare e riconoscere.

Italia 2023 (76′)

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   Un «capitolo due», un «seguito», o – come lo definiscono gli autori – un «controcampo» a Isole, la magnifica costellazione di ritratti di corpi e luoghi realizzata da Mario Brenta e Karine de Villiers due anni prima con la complicità sparse in tanti posti nel mondo. Ora, quel discorso prosegue con Dietro la porta (presentato in anteprima Casa del Cinema di Roma nel quadro di Fuorinorma) che ri-prende quel progetto e lo declina in altra forma nel mantenere l’idea di un (fare) cinema a stretto contatto con uomini e donne da cercare, ascoltare, filmare nei loro ambienti domestici. Incamminarsi «dietro le porte» delle case, ma anche negli spazi della natura – molto presente: montagne, fiumi, mare – costruendo un percorso circolare, dove la fine dialoga con l’inizio, e nel mezzo si compie il viaggio che ci porta a conoscere diciotto personaggi (fra loro il cineasta belga Boris Lehmann, già in Isole, che nella sua casa-studio-cineteca legge Poe). Dietro la porta nasce il 14 luglio 2022 quando Brenta e de Villiers passano per Rue des Déportés davanti alla casa dove Karine aveva abitato da bambina. Sembra abbandonata, eppure, inaspettatamente, i due filmmakers scoprono essere abitata da un’anziana, la incontrano e decidono di filmare. Memorie ri-sorgono. Un nuovo incontro accade. «Da lì, come per contagio – spiega Brenta – ci siamo lasciati trasportare o, meglio, ’deportare’ verso altri luoghi, altre case dove siamo entrati in punta di piedi, quasi clandestinamente, attraverso porte lasciate appena socchiuse; per casualità, distrazione o forse per una dolce, tacita complicità? Chissà».

La differenza con Isole sta qui. Non accogliere brevi filmati girati per la maggior parte da altri, bensì – afferma Brenta – essere «noi a portare uno sguardo, il nostro, speriamo non troppo invasivo, ma non meno profondo, nel luogo più intimo del loro abitare, in quel dove esteriore ma non per questo meno sincero che è lo specchio della loro interiorità». Ecco quindi susseguirsi – incorniciati in esterni d’alta montagna e nel moto (im)mobile della laguna di Venezia – istanti di vite di un’umanità che sosta, si aggira, legge, osserva, parla, dice di sé in campo o in voce off (e quella di Brenta assume un ruolo fondamentale, anch’egli alla ricerca della casa dove nacque), sta in silenzio. C’è anche, tratto da Effetto Olmi di Brenta, Ermanno Olmi che riflette sul suo fare cinema, le incertezze del cominciare o rinviare l’inizio di un film. Così, Dietro la porta diventa inoltre un testo pieno d’amore per il cinema, memoria di un cinema da custodire (quello di Olmi e di Franco Piavoli che ri-guarda un suo film, di Andrea Andermann con i frammenti africani di Alcune Afriche, e dello stesso Brenta che inserisce anche estratti di Robinson in laguna) e testimonianza di una ricognizione intima che il regista sta compiendo, dal 2010 insieme a de Villiers, con appassionata ostinazione.

Giuseppe Gariazzo – ilmanifesto.it

    Dopo il post-mondo raccontato nella Trilogia dell’oggi (Il sorriso del gatto – 2018, Vanitas – 2020, Isole – 2021), Mario Brenta e Karine De Villers decidono, in questa loro nuova opera, di immergersi e di immergerci nell’ancora-mondo, nonostante tutto. E per questo non è certo casuale l’ennesima simbolica presenza dei gatti, anche in un film che fa chiaramente da controcanto ai precedenti. La narrazione “resistenziale” dei due autori inizia con uno squarcio inquietante di cielo rosso, quasi fosse una friedrichiana creazione del mondo, che si apre all’improvviso su un liberatorio stormo di uccelli che si muovono sopra le Alpi. Qui, a Lunghin, incontriamo Nicola, che ci fa da guida verso una realtà tanto fisica quanto metafisica, premessa ad un film che ha come unico intento il racconto dell’Uomo e della Natura, unione imprescindibile oggi messa in pericolo da chi pensa di poterne fare a meno (il perimetro, insieme reale e metaforico, entro cui il film si apre e si chiude è determinato, non a caso, dal triangolo dei fiumi Po, Danubio e Reno). Gli incontri saranno tanti, a comporre un puzzle conoscitivo che tutto è tranne che documentazione nel senso classico del termine. Brenta e De Villers registrano con i loro occhi la realtà da salvare, tutelare, e la sbobinano davanti allo sguardo dello spettatore, instaurando con questo un rapporto empatico raro e necessario (…) All’interno di una tale tematica, è inevitabile, come in una sorta di Otto e mezzo dei nostri tempi, che anche i due autori si mettano in scena, in una confessione laica che rievoca momenti importanti della loro vita. Karine De Villers si muoverà così nella casa della sua infanzia belga, evocando momenti che l’hanno segnata per sempre, in un trionfo della memoria che diventa necessario per capire se stessi e ciò che ci circonda (…) Quelle di Mario Brenta sono, per chi lo ascolta, le memorie di un uomo che ha vissuto la propria vita all’insegna del rispetto per il mondo inteso come arcipelago di comunità (vedi i ricordi familiari, come anche quelli collegiali). E per chi conosce e ammira il suo cinema sono queste le radici da cui le immagini dei suoi film, da Vermisat (1974), a Maicol (1989), da Barnabo delle montagne (1994), fino alla succitata Trilogia, hanno preso corpo, lasciando testimonianze preziose per chi verrà e vorrà.

Danilo Amione – articolo21.org

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