Jay Kelly

Noah Baumbach

Jay Kelly (George Clooney) è un famoso attore cinematografico che, a cavallo dei 60anni, sembra non sentirsi più a suo agio nella “famiglia”, composta dai collaboratori che lo seguono come ombre, il fedelissimo manager Ron (Adam Sandler) e l’addetta stampa Liz (Laura Dern) tra tutti. Sarà un viaggio attraverso l’Europa e il confronto con un vecchio compagno di recitazione a dargli l’occasione di ripensare agli anni passati e riflettere sulle scelte e gli errori commessi. È troppo tardi per cambiare il corso della propria vita?.

Film edito solo in Versione Originale Sottotitolata
USA/UK 2025 (132′)
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    Jay Kelly è una superstar affermata, ma non ha più 25 anni, e neanche 55. Le due figlie sono ormai grandi e non hanno alcuna intenzione di trascorrere del tempo con lui nei suoi pochi giorni di pausa tra le riprese di un film e l’altro. La sua “famiglia” è ormai composta dai collaboratori che lo seguono come ombre, il fedelissimo manager Ron (Adam Sandler) e l’addetta stampa Liz (Laura Dern) tra tutti. La routine dell’attore viene spezzata da un incontro inaspettato, un vecchio amico, coinquilino e compagno del corso di recitazione. Un’amicizia finita proprio a causa della sua competitività e quel desiderio di grandezza che pretende sacrifici, fino a far piazza pulita di tutti gli affetti in nome della carriera. Alla sua età Jay può ripensare agli anni passati e riflettere sulle scelte e gli errori commessi, con l’illusione di poter modificare il corso della propria vita, o almeno chiedere un altro take. Col suo sorriso finto quanto smagliante, George Clooney è perfetto nei panni di Jay Kelly, una maschera vivente, una star che non smette mai di recitare la parte di sé stesso. Accanto a lui, Adam Sandler presta la consueta e straordinaria umanità al personaggio di Ron, un amico “che prende il 15%”, ma che mostra un affetto sincero nei confronti di Jay, anche quando meno se lo meriterebbe. Tanto da essere costretto anche lui a trascurare spesso la famiglia, un sacrificio che pesa molto ma sembra necessario per svolgere il proprio lavoro di manager (o balia?).

Per entrambi il viaggio in Europa, dalla Francia alla Toscana, è l’occasione per fermarsi e ragionare sul proprio presente, su chi si è deciso di essere e su chi si potrebbe essere, sulla propria identità anche in confronto a quella dell’amico. Tra la partenza e l’arrivo ci sono i momenti migliori del film, quando tutto l’entourage di Jay si attiva per organizzare il viaggio in un turbinio di telefonate e giravolte, tra macchina e aereo direzione Europa, in pieno stile Succession. L’Italia, e in particolare la campagna toscana, sono ancora una volta raffigurate come un luogo dell’anima più che fisico, un posto dove, a quanto pare, Hollywood cerca la sua identità più genuina. Questo porta con sé grandi banalità e stereotipi sullo stile di vita bucolico degli italiani, tutto sole, cibo e buon vino, un classico che, evidentemente, non tramonta mai. Come il regista ci ha già abituati, il film si lascia apprezzare più nel ritmo dei dialoghi, sempre taglienti, che nell’effettiva evoluzione dei protagonisti. Tutto è pericolosamente sotto controllo e non c’è mai l’impressione di sentirsi travolti dalle immagini, né tantomeno dalle emozioni. Si percepisce il desiderio di Baumbach di voler raggiungere le atmosfere di alcuni grandi film sul cinema di Federico Fellini, tra tutti 8 ½ o l’episodio Toby Dammit del film Tre passi nel delirio. Questo perché Jay Kelly è innanzitutto un film sul cinema che cerca di mostrare l’altra faccia della vita di una star cinematografica, e lo fa senza affondare il colpo negli aspetti più pruriginosi ma delineando la traiettoria malinconica di un uomo tutto sommato solo, anche se costantemente circondato di persone. Una domanda sorge spontanea: dopotutto, ne è veramente valsa la pena?

Federico Rizzo – sentieri selvaggi.it

  Jay Kelly, ritratto metacinematografico vede George Clooney interpretare una star alle prese con la propria identità. Tra commedia e malinconia, con Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup e Patrick Wilson, il film riflette sul confine tra vita e performance, sull’amore e i rimpianti di un divo allo specchio. Jay Kelly è una leggenda del cinema, un divo che ha conquistato schermi e cuori. Ma dietro lo scintillio resta l’uomo, fragile, pieno di rimpianti (…) Clooney mette in scena un doppio che è allo stesso tempo ritratto e caricatura, confessione e maschera. Un ruolo che richiede un’aderenza rara tra star e personaggio, come ha sottolineato Baumbach in conferenza: “Tutti conosciamo George, così come i personaggi nel film conoscono Jay. Era fondamentale che lo spettatore sentisse questo legame”. Il film è una road movie dell’anima: Jay attraversa l’Europa per rincorrere la figlia, per accettare un premio in Toscana, per cercare brandelli di vita oltre i riflettori. Ma il vero viaggio è dentro di sé. Ogni tappa si trasforma in un frammento di memoria, in un set che riemerge come un sogno (…) In fondo, Jay Kelly è una lettera d’amore al cinema. “I film sono più armoniosi della vita – diceva Truffaut – vanno avanti come i treni nella notte”. Baumbach riprende quell’immagine e la fa propria: se la vita di Jay è fatta di inciampi, il cinema diventa rifugio e redenzione. La Toscana filmata come una pastorale di Bertolucci e Alice Rohrwacher, le citazioni del neorealismo italiano, l’apparizione di Alba Rohrwacher che illumina la scena come un’icona felliniana: ogni dettaglio è omaggio a un’arte che sopravvive ai suoi interpreti. Clooney, Sandler, Dern e Wilson compongono un ensemble memorabile e il finale, durante l’omaggio alla carriera, è un montaggio struggente di ricordi e sequenze: un archivio di tempo perduto e ritrovato, un invito a guardarsi indietro con onestà. Jay Kelly è un film che diverte, commuove, interroga. È una commedia malinconica e un dramma leggero, un’epica intima che scava nelle crepe della celebrità.

tg24.sky.ita

 

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