Bill è un aspirante scrittore che, in cerca di ispirazione, comincia a pedinare le persone, trasformando le loro vite in materiale per il suo lavoro. Tutto va bene fino a quando Bill si imbatte in Cobb, ladro di professione che gli insegna il mestiere. Eccitato all’idea di compiere azioni illegali entrando negli appartamenti altrui, Bill si trova ben presto in un gioco più grande di lui.

UK 1998 (70′)



Ragionare di Following, opera prima di Christopher Nolan datata 1998, significa scrutare la genesi della sua carriera che nel corso degli anni ha tentato di coniugare dimensione labirintica e cinematografia con innegabile coerenza e disperata ostinazione. Nel breve racconto del giovane Bill, nella parabola di un aspirante scrittore incastrato dal raffinato doppiogiochismo di un ladro professionista, si legge infatti già a chiare lettere la dichiarazione di intenti d’una poetica votata sin dagli albori a una scomposizione organica del materiale narrativo; a una non linearità che, di lì a qualche anno, avrebbe conosciuto declinazioni plurime e differenti. Una poetica audace, fortemente identitaria, scivolata però talvolta nell’ossessiva ricerca della forma; nonché nella creazione di inestricabili e claustrofobici dedali di intellettualismi onanistici… Tra pedinamenti e buchi di serratura, lungi dallo spalancare finestre sul reale, un thriller/noir consapevole, un grezzo intrigo domestico di ispirazione classica già pienamente inquadrato nella visione di controllo del suo autore e nella sua calcolata vocazione al coup de théâtre.
Dario Boldini – sentieriselvaggi.it

La scelta del bianco e nero, così anomala per l’appunto nell’abitudine successiva di Nolan, è figlia delle contingenze del caso e delle ristrettezze economiche: la bicromia è più semplice da gestire rispetto al colore in situazioni di scarso controllo dell’illuminazione (il film sfrutta solo le luci naturali, non potendosi Nolan permettere l’affitto di fari e stativi). In questa necessità che si tramuta in virtù si sviluppa quello che invece si paleserà ben presto come l’approccio tipico del regista britannico; Following “sfrutta” già il genere – in questo caso il noir e il thriller con colpo di scena, tipico del decennio in cui viene prodotto il film – per consentire a Nolan di focalizzare l’attenzione su alcuni dei suoi temi portanti, a partire dalla dialettica tra verità di ciò che si vede e illusione (o prestigio che dir si voglia), fino ad arrivare al tema del doppio incarnato in due figure distinte, speculari e compensative l’una delle mancanze dell’altra. In tutto questo il ventottenne cineasta esplora i cliché del noir mescolandoli però alla funzione del pedinamento, dell’impossibilità di avere un’identità nel mondo dovendosi dunque limitare a seguire e spiare altri esseri umani (…)

Si compie qui il punto di contatto tra il cinema moderno e quello classico, con i punti cardine del noir (a partire dalla bionda femme fatale) che devono confrontarsi con uno stile rapsodico, tutt’altro che d’antan, frenetico anche per le suddette necessità produttive. In questo sposalizio ideale Nolan mescola ancora di più le carte, producendosi già in quella narrazione su diversi piani temporali che ben presto verrà letta come una delle peculiarità più evidenti del suo approccio alla regia.
Raffaele Meale – quinlan.it
