La polizia indaga sulla presenza di una creatura misteriosa che ha gettato nello scompiglio un remoto villaggio nella Baia della Speranza. Seguendo le tracce dell’animale, un gruppo di cacciatori diventa la sua preda: sono le basi per un conflitto che si trasformerà in una tragedia di proporzioni cosmiche.

Corea del Sud 2026 (157′)



Una tigre? Un mostro? Un alieno? Al di là di premi possibili o impossibili e di reazioni critiche e spettatoriali (con una doverosa premessa: Hope è solo il primo capitolo, quindi non finisce), la scelta di piazzare in concorso l’ennesima perla del regista sudcoreano Na Hong-Jin (The Chaser, The Wailing) è dirompente e ha un gradevolissimo retrogusto politico. In attesa di scoprire il sequel, vale la pena sottolineare la trascinante spettacolarità di questa prova muscolare dell’industria sudcoreana, l’intreccio di azione, fantascienza, dettagli splatter, toni farseschi, comicità splapstick, effetti speciali (qui non tutto torna, ma ci si passa sopra, anche perché la macchina da presa viaggia che è un piacere) e memorabili entrate in scena – ma anche uscite, decisamente definitive. Eroismo sconclusionato, quozienti intellettivi non sempre elevatissimi, forza d’animo, coraggio e paura, mostri che proprio mostri non sono, astronavi abnormi e prospettive apocalittiche. Chi vivrà, vedrà.
Enrico Azzano – quinlan.it
Hope appare da principio un thriller che si concentra sulla suspense e sull’attesa. Con mirabile tecnica e una fotografia che valorizza al massimo panoramiche e campi lunghissimi, Na tiene incollato lo spettatore per 50 minuti buoni, mostrando i segni lasciati dall’entità mostruosa su un villaggio di frontiera, tra l’incredulità e la stolida superstizione degli abitanti e delle inette autorità locali (…) La tensione si scioglie non appena è rivelata l’identità del mostro, a cui segue una discesa incredibile lungo la spirale del fantastico, in una versione horror di “incontri ravvicinati” spielberghiani. Già da un paio di decenni il cinema del 38.mo parallelo ha dimostrato di sapersi muovere nei territori scivolosi della serie B, restituendone una versione potenziata sul piano action e gloriosamente fiera delle sue radici.
Emanuele Sacchi – mymovies.it

Abbastanza inutile elencare i riferimenti cinematografici disseminati in questa storia di alieni giganteschi e mostruosi che assaltano la cittadina di Hope Harbor, con i due poliziotti locali (con il capo interpretato dalla superstar Hwang Jung-min) che tentano di difendersi come possono e di capire i motivi di questa invasione, con l’aiuto dei cacciatori di zona, tutti armati fino ai denti. Il linguaggio parlato da Na Hong-jin, mai come stavolta, punta in verità a tutt’altri orizzonti, quantomeno nella lunga, straordinaria sezione iniziale in cui, come da manuale, l’apparizione delle creature assassine viene ritardata nel fuoricampo per il maggior tempo possibile. Bastano infatti un paio di soggettive (una del mostro, una del protagonista) a chiarire come il cineasta abbia aggiornato il suo bagaglio formale all’immaginario apertamente videoludico di questa generazione, non soltanto per gli scontri a fuoco o per gli istanti da first person shooter ma soprattutto per la caratterizzazione del villaggio distrutto dalla furia omicida dell’extraterrestre a prova di proiettile (…), L’aspetto positivo è ovviamente che nessuno si prende sul serio, i personaggi sopravvivono a decine di cadute, ferite, botte di qua e di là, nessuno muore mai per davvero, né, segno dei tempi, è mai cattivo per davvero…
Sergio Sozzo – sentieriselvaggi.it

