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I fratelli Sisters

Jacques Audiard

I due fratelli Sisters, Charlie e Eli di professione killer, vengono incaricati di catturare Warm, un cercatore d’oro che possiede una formula segreta in grado di “far luccicare le acque”. Ma la loro caccia, dall’Oregon alla California, si complica anche a causa di uno strano detective, Morris, solidale alla fine con l’ingenuo inventore: le idee di Warm non si fermano alla ricerca dell’oro ma si allargano ad un’utopia di fratellanza e di pace! La poetica “cruda” di Audiard allarga i propri orizzonti in un western disincantato e avvincente.  [Dal romanzo omonimo di Patrick de Witt]


The Sisters Brothers
Francia 2018 (122′)

75° Festival di VE: LEONE D’ARGENTO

 VENEZIA – Film anomalo The Sisters Brothers diretto da un regista francese, in lingua inglese, girato in Romania e Spagna, tratto da un romanzo canadese, con un cast americano, di produzione francese, ma coprodotto da John Reilly, uno dei protagonisti. Se non stupisce che un regista europeo voglia misurarsi con un genere così tipicamente americano, sorprende però che a farlo sia stato un autore come Audiard. 

Ma dalla sparatoria iniziale, completamente buia e illeggibile, in cui risulta impossibile seguire le traiettorie dei proiettili, emerge subito un indizio sulla strada che ha inteso intraprendere: evitare qualsiasi confronto con il mito del genere, che rimane confinato in una dimensione puramente esteriore, di maniera. Tenendosi a distanza dalla dimensione epica, così come da quella elegiaca, ma anche dal crudo iperrealismo di molte recenti rivisitazioni, Audiard sembra voler concentrare la sua attenzione, come sempre, sulla natura dei rapporti umani, sulla possibilità degli uomini di cambiare, sul dissidio interiore tra istinto e ragione, arrivando a mettere in discussione quell’”estetica della violenza”, che è una caratteristica degli altri suoi film, ma che fa anche parte dell’immaginario western. Per cui il viaggio che compiono i personaggi non è soltanto uno spostamento fisico dall’Oregon a San Francisco, ma soprattutto un processo di cambiamento, di formazione e di crescita.

La sua attenzione sembra concentrata sulle dinamiche dei rapporti tra i personaggi: i due fratelli Sisters da una parte e l’inventore e il detective dall’altra. Tra i due fratelli quello destinato a dettare le regole è Charlie, il più giovane, violento e spietato, ma a poco a poco sarà l’umanità di Eli a prevalere. Eli, che sembra stanco di quel tipo di vita, ama il suo cavallo come un figlio, porta romanticamente al collo uno scialle donatogli da una donna ed è aperto al nuovo al punto di… comprarsi uno spazzolino da denti. Sembrano rappresentare l’uno la violenza dei padri fondatori, l’altro un’utopia di civilizzazione. Utopia incarnata dal personaggio di Warm, che mette le sue conoscenze di chimica al servizio della caccia all’oro e, con le sue fantasie di una convivenza armonica tra uomini e natura in un ideale falansterio, affascina il suo inseguitore al punto da farsene un alleato.
Nonostante la presenza di una componente ironica in alcuni dialoghi e situazioni, che sembra però essere più un’eredità del romanzo di origine, alla fine a prevalere sarà dunque l’esigenza utopica del western, che coincide, in fondo, con la tensione che culmina in quei finali di pace ritrovata ai margini dell’abisso, presente negli altri film di Audiard.

Cristina Menegolli – MCmagazine 47

 

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