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Gli uccelli

Alfred Hitchcock

Mitch Brenner, un avvocato di S. Francisco, abita con la madre e la sorellina Cathy in un remoto paesino nel sud della città. Melania, una giovane donna invaghita di lui e venuta a trovarlo per portargli in dono due uccellini, viene ferita da un gabbiano: un caso inspiegabile che sembra però isolato. Invece, durante la festa per il compleanno di Cathy, improvvisamente l’animazione degli amici della bambina si trasforma in indescrivibile panico poiché alcune centinaia di corvi e gabbiani assaltano ferocemente i giovani invitati. Dopo un periodo di relativa calma, si crea una nuova ondata di terrore a causa della scoperta del cadavere di un vicino crudelmente straziato. Nel frattempo, gli uccelli si sono riuniti a migliaia e tutti gli abitanti del paese sono sotto l’impressione di un incubo. Neppure le case sono ormai più sicure… Il film più astratto e più spettacolare della filmografia del maestro del brivido.
Edizione restaurata
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The Birds
USA 1963 – 2h 

Se si hanno occhi per vedere, orecchie per ascoltare e un cuore per sentire, Gli uccelli è un film magnifico. Di una bellezza ammaliante che, secondo il procedimento caro a Hitchcock da La finestra sul cortile e messo a punto con Vertigo, ci trascina lentamente, dolcemente, ma irresistibilmente, dalla dimensione del quotidiano verso i territori lontani del fantastico. È un film musicale. Inizia con un andante piacevole, grazioso, seducente, che con una minima modulazione, diventa poco a poco grave, strano, angosciante. Poi improvvisamente esplode un allegro vivace, vorace, rapace, che a sua volta si appesantisce, assumendo risonanze terrificanti. Infine, si conclude con una corona tra le più minacciose che si possano immaginare. […] Questo film – il più compiuto, il più meditato, il più profondo di Hitchcock, insieme a Psycho – è l’austera riflessione di un uomo che si interroga sui rapporti tra l’umanità e il mondo. Rapporti considerati da tutte le possibili angolazioni, tanto quella metafisica, occulta, filosofica, scientifica, psicanalitica (in questo film la psicanalisi è fondamentale) quanto semplicemente quella naturale. Riflessione pessimista, apocalittica. È la più grave accusa contro la nostra società materialista, alla quale non accorda che poche speranze prima della catastrofe.

Jean Douchet (distribuzione.ilcinemaritrovato.it)


I
n un negozio di animali di San Francisco, s’incontrano e si conoscono l’avvocato Mitch Brenner e la ricca e famosa Melanie Daniels, figlia dell’editore di un grande giornale. Mitch finge di scambiarla per una commessa e le domanda una coppia di “inseparabili” (Love Birds) per il compleanno della sorellina Kathy. Melanie, indispettita ma anche affascinata, decide di recapitargliela di persona, per fargli una sorpresa. Non trovandolo in città si spinge fino a Bodega Bay, dove l’uomo passa i fine settimana con la madre e la sorella. Qui, però, Melanie viene inspiegabilmente attaccata da un gabbiano alla testa. Ed è solo il primo di una serie di attacchi inquietanti degli uccelli, sempre più numerosi e feroci, contro gli abitanti della cittadina.
Cinquantesimo titolo di Hitchcock, e tecnicamente il più complesso di tutti, Gli uccelli fa seguito al successo di Psyco e segna il debutto sullo schermo di Tippi Hedren. Dopo aver attinto alla letteratura di Daphne Du Maurier già due volte (la più nota fu per Rebecca), Hitch, in collaborazione con lo sceneggiatore Evan Hunter, trasforma profondamente il setting di partenza del racconto (di cui possedeva i diritti ma dal quale non credeva inizialmente di poter trarre un lungometraggio), e ne riscrive ex novo i personaggi, conservando però la sensazione di impotenza, d’angoscia e di trappola che lo avevano attratto alla prima lettura. Per le scene degli uccelli, si fece ricorso ad un pioniere dell’animazione disneyana, lo stesso che aveva sdoppiato Hayley Mills per Il cowboy con il velo da sposa, e anche a manufatti meccanici, ma per la maggior parte vennero utilizzate vere riprese di veri uccelli, ritoccate, sovraimpresse e moltiplicate.
Sebbene oggi il risultato tecnico non sia comparabile con ciò che si ottiene tramite computer grafica, l’impatto delle immagini originali non perde di efficacia alcuna e l’effetto in qualche modo stilizzato e astratto delle stesse amplifica ulteriormente il sentimento angosciante dell’inspiegabile e la natura deviata e imprevedibile del fenomeno. Il motivo del comportamento degli uccelli, infatti, non solo non viene mai spiegato, ma nel copione s’insiste sulla sua insensatezza, sul suo andare contro natura rispetto alle abitudini dei volatili, così come più volte sostenuto dall’ornitologa nel ristorante accanto al porticciolo.
Nulla è lasciato al caso, nel film: ogni dettaglio è frutto di un lavoro maniacale di documentazione e invenzione, compresa la somiglianza tra Jessica Tandy e Tippi Hedren, accentuata da costumi e acconciature, che fa della madre e dell’amante di Mitchell una sorta di figura bifronte.
L’interpretazione ultima è invece lasciata allo spettatore, ma, nella dinamica tra prigionia e liberazione, e nella rappresentazione del comportamento ondivago e imprevedibile degli uccelli, come fossero forze esistenti ma rimosse, erroneamente credute addomesticate, non è difficile ipotizzare un parallelo con la forza irresistibile e perturbante del desiderio sessuale. Non a caso è la bionda eroina a scatenare la minaccia, nel momento in cui s’intrufola nell’abitazione dell’uomo per lasciare i due pappagallini (e che il personaggio della Hedren e i due volatili in gabbia siano “inseparabili” lo testimonia anche il comune verde del loro piumaggio e del tailleur di lei). Ma Gli uccelli è questo e molto altro. Metafora dei bombardamenti bellici, di una crisi morale diffusa, di una giustizia divina irrazionale o di una natura che conserva un cuore selvaggio e una violenza assassina, il più metafisico dei film di Hitchcock (manca completamente di colonna musicale), sorta di messa in scena della paura stessa, è anche il più spettacolare. Un cinema widescreen che non accenna a farsi ridimensionare dal tempo.

Marianna Cappi mymovies.it

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