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Le invisibili

Louis-Julien Petit

L’Envol, centro di accoglienza diurno sito nel nord della Francia, viene chiuso per volere della municipalità, ma le due intraprendenti assistenti sociali trovano il modo per tener vivo il loro lavoro proprio sfruttando il potenziale delle donne ospitate. Anche anche se ciò significa ricorrere a mezzi poco leciti come falsificazioni, raccomandazioni e bugie… Occhieggiando al cinema sociale britannico, Le invisibili fonde efficacemente commedia e passione civile con una scrittura fresca e vibrante che regala un memorabile spaccato corale al femminile venato di ironia e utopia.


Les invisibles
Francia 2018 (102′)



   La forma è finzionale, ma il materiale filmico è reale: tutte le clochard (tranne l’attrice Sarah Suco) non sono professioniste del set, ma sono senza tetto che il regista ha voluto conoscere, incontrare per un anno frequentando diversi centri francesi. Recitano, ma le loro storie sono vere. Come lo sono le esistenze, anche se trasformate in personaggi, delle dirigenti (Audrey Lamy, Corinne Masiero, Brigitte Sy e Noémie Lvovsky) che guidano l’istituto diurno, e che nella solidarietà hanno costruito la loro esistenza. Eppure non è un film sul disagio, sulla povertà. Anzi. Forse ci si sarebbe aspettato più coraggio scenico, senza dover necessariamente abbandonare la chiave comica, nel mostrare la trascuratezza, l’indigenza, la carenza dei mezzi materiali. La sceneggiatura punta le sue carte migliori sui bisogni interiori e esteriori di chi, dentro il centro diurno, con o senza casa, è sopraffatto dalla solitudine relazionale. Le invisibili, poi, non è un film di regia. La macchina da presa si muove con linearità e neutralità; è totalmente al servizio dei personaggi. Entra dentro l’interiorità femminile di chi, bloccato dalle regole del mondo esterno, ha competenze, ha un passato professionale e non ha il coraggio di costruire un futuro diverso. È un film ricco di sfumature psicologiche, in cui le donne sanno identificare, senza moralismi, le condizioni precarie di chi è vittima e di chi fa del vittimismo la sua lotta. E anche se si ride e sorride, quei volti e quelle esistenze raccontano quanto sia irrespirabile una vita di umiliazioni subite e di verità dure da ascoltare..

Emanuela Genovese – cinematografo.it

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