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Dashte khamoush

Ahmad Bahrami


The Wasteland – Terra desolata
Iran 2020 (102′)

 VENEZIA – Terra desolata e cinema desolato. Desolante lo è certo l’umanità degli operai che lavorano alla fabbrica di mattoni di un’imprecisata provincia iraniana. Uomini, donne, bambini vivono nelle squallide abitazioni accanto alla fornace; ci sono iraniani, curdi, azeri, tutti con non facili rapporti interpersonali, tutti che si affidano con la speranza della disperazione alla consolatorie (e ingannevoli) promesse del padrone.


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‘unico riferimento solidale è il capocantiere Laftollah che con il padrone ho un sofferto rapporto di fiducia anche perché la donna che lui ama è in segreto (?) la concubina del capo. Duro lavoro, fatica, miseria e sofferenza sono impressi nei volti che Ahmad Bahrami ritrae assorti e “radiosi” mentre ascoltano le parole del padrone che li ha radunati per cominciar loro la chiusura della fabbrica. Un momento topico per la comunità su cui Bahrami concentra l’idea espressiva di Dashte khamoush iterando più volte la stessa sequenza, riprendendo un parte del discorso e aggiungendone un’altra e cogliendo l’occasione di ogni nuova ripetizione per mettere in quadro uno dei personaggi e spostare il racconto sul loro punto di vista.

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Un’idea di regia certo efficace ma estenuante per lo spettatore che però in tal modo “entra” nella palude esistenziale della fabbrica e percepisce con maggiore intensità la stagnazione di una realtà sociale senza futuro. A corredo un bianco e nero implacabilmente funesto che ben descrive la desolazione del paesaggio e degli animi. Il finale, tutto incentrato sulla mesta figura di Laftollah, è di un pessimismo cupo che, mattone dopo mattone, chiude alla luce alla speranza.

Ezio Leoni MCmagazine 60

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