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Una notte al Louvre. Leonardo da Vinci

Un tour alla scoperta di Leonardo da Vinci, una visita virtuale nelle sale del Louvre che a da Vinci ha dedicato una mostra celebrata da oltre 1 milione di visite. Un percorso notturno che diventa un’indagine dei misteri nascosti nei suoi capolavori, un’immersione cinematografica per capire meglio la sua arte e approfondire quella che lui definì “la scienza della pittura”.


Une nuit au Louvre : Leonard de Vinci
Francia 2020 (90′)


    Cosa può esserci di più affascinante di una visita notturna al Museo Louvre di Parigi? Per un appassionato d’arte e del bello: nulla. Luci soffuse, silenzio, spazio, tranquillità, rigore e tutte le opere d’arte – tra le più importanti e note al mondo – da fruire come in un intimo dialogo accompagnato da due raffinate guide, i curatori Vincent Delieuvin e Louis Frank, che fanno strada per un percorso speciale. Questa è la premessa del documentario Una notte al Louvre. Leonardo Da Vinci. Una premessa speciale per Leonardo da Vinci, qui narrato attraverso la sua retrospettiva al Louvre, suddivisa in 4 capitoli: Luce, ombra, sollievo; Libertà; Scienza e Vita.
Una storia densa da raccontare vissuta 500 anni fa. Leonardo ha lasciato più di 4000 documenti scritti che, ancora oggi, sono in fase di studio. Da questi materiali e dalle opere custodite al Louvre, il film crea un percorso fatto di toni cupi, a sottolineare quel mistero che si è sempre celato dietro alla figura del grande genio, e di musiche classiche da accompagnamento; di immagini lente e di riprese dedicate a dettagli importanti, che rimangono impressi. I capitoli in cui è suddivisa la visita notturna dello spettatore fanno perno su quello che i curatori del Louvre chiamano “la scienza della pittura” di Leonardo Da Vinci. Una nozione assoluta indicata da Leonardo come una scienza divina in grado di ricreare il mondo. Da Vinci, lo sappiamo, ha curiosato, sondato, studiato, riportato, assorbito, interpretato e reinventato quasi tutte le tematiche legate all’uomo e alla natura.
Dalla scienza alla medicina, dall’arte alla chimica, dallo studio delle emozioni alla passione per l’acqua, il cielo, la terra… e, attraverso su tutto questo, la forza motrice delle sue ricerche verteva su un quesito, prettamente legato alla natura umana: come si possono rappresentare l’anima e le emozioni? Solo attraverso la pittura, e dunque il segno e il disegno, si può riuscire. Ecco che la pratica pittorica di Leonardo viene suddivisa principalmente in due grandi fasi, quella giovanile da lui definita del “componimento inculto”, dove il tratto violento, libero, nega la forma delle cose per risaltarne le emozioni e poi, quello più maturo, in cui l’uso del colore – in particolare di quello ad olio – prende forme più delicate con la tecnica della velatura (o sfumato).


Due tecniche artistiche che rispecchiano un dualismo intimo di Leonardo: un’eterna ossessione nello scoprire il perché delle cose, e il loro funzionamento, e l’altro, anch’esso incessante, di bloccare le emozioni. Quelle emozioni tangibili in opere fondamentali, per ricerca estetica, di studio e per oggettiva bellezza, come una prima scultura lignea – non firmata da Leonardo – dove è rappresentato San Tommaso, o dipinti come la “Madonna Benois” (1478), i suoi “scarabocchi” perfetti in sanguigna, dove i volti umani sono reali e vivi, gli studi sullo scheletro, da quando, nel 1510 ha la possibilità di recarsi presso l’Università di Pavia per studiare l’anatomia dal vivo, il “San Girolamo”, dove sono visibili le stratificazioni dei passaggi e cambiamenti del gesto di Leonardo sulla tela, grazie anche alle tracce delle sue dita, lasciate appositamente.
E poi ancora la raffinata, dai tratti lievi e minimali, “La Scapigliata” (1508), o l'”Ultima cena”, l’affresco realizzato a Milano presso il refettorio di Santa Maria delle Grazie, con una tecnica sperimentale attraverso l’utilizzo dell’olio direttamente su muro. Un esperimento che Leonardo attuò per rendere i tempi di realizzazione più veloci, ma che ha portato al velocissimo deterioramento dell’opera, in costante fase di restauro. Per questo l’ultima copia dipinta con Leonardo in vita, quella di Marco d’Oggiono del 1506, è una testimonianza utile agli studi dell’originale. Un tour cauto e appassionante che giunge, nel finale, alla “Gioconda”. A quel piccolo ritratto di Lisa Gherardini Giocondo, reso tanto noto dalle narrazioni e dai misteri in voga da cinquecento anni, e che portava al Louvre – solo lei – più di 30.000 visitatori al giorno. Ecco perché questa visita a porte chiuse è ancora più preziosa.

Rossella Farinotti mymovies.it

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