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Fango, sudore e polvere da sparo

Dick Richards

Texas 1866. Il sedicenne Ben Mockridge esegue le consegne per la madre, lavandaia, ma la sua aspirazione è fare il cowboy; così, comprata una pistola, ottiene l’ingaggio da Frank Culpepper in partenza con la sua manda per Fort Lewis (Colorado). Seduto a cassetta come aiuto cuoco (la “marianna”) Ben ottiene il suo primo incarico quando, dopo una sparatoria con gli alcuni ladri di bestiame, viene inviato a reclutare nuovi mandriani nel paese vicino. Lungo strada due cacciatori di pellicce lo disarmano e lo lasciano a piedi, ma una volta rintracciati i nuovi lavoranti questi uccidono i ladri e recuperano cavallo e pistola. Sono davvero continue le disavventure che la spedizione di Culpepper deve affrontare: altri malviventi una notte feriscono Ben durante il suo turno di guardia e rubano i cavalli per cui Frank e i suoi cowboy devono ingaggiare un cruento scontro a fuoco che battezza il ragazzo nel suo primo assassinio. Il problema successivo è la protervia di Pierce, un proprietario terriero che avalla pretese sui pascoli di transito accumunando nelle minacce un gruppo di Mormoni che ritengono di aver raggiunto in quei luoghi la terra promessa. Frank si trova costretto ad accettare le condizioni e decide di andarsene, ma Ben e altri decidono di fermarsi a difesa dei pellegrini. Lo scontro finale è una carneficina e solo il ragazzo sopravvive. Starà a lui occuparsi di far seppellire i compagni; lascerà poi la sua pistola accanto alle loro tombe e monterà a cavallo per proseguire solitario il suo cammino.

The Culpepper Cattle Company
USA 1972 (94′)


La smitizzazione della frontiera e della figura del cowboy operata da Richards parte da una documentazione fotografica d’epoca dal tono documentaristico (le sequenze iniziali), ma poi evolve in un avvincente racconto d’azione mettendo a fuoco i rischi e le difficoltà legate non tanto all’ambiente quanto alla disonestà e alla malvagità degli individui. Ai furti del bestiame (prima la mandria fatta imbizzarrire, poi i cavalli sottratti nottetempo) e alla protervia del possidente terriero corrispondono obbligatoriamente la reazioni armi in in pugno, ora in campo aperto ora tra le pareti di un saloon e, mentre in tale contesto l’ingenuità di Ben diventa l’altra faccia della cocciutaggine di Frank, le sparatorie prendono via via il sopravvento sulla bucolica atmosfera del viaggio della mandria. È una visione pessimistica quella di Fango, sudore e polvere da sparo dove ogni anelito epico si spegne così come il sogno avventuroso di Ben. La stagione del western è autunno inoltrato.

Ezio Leoni

NOTE:
Il disincanto di Ben non deriva solo dalla brutalità delle sparatorie ma anche dal cinico atteggiamento di Frank che non pensa ad altro che a condurre la mandria a destinazione e, nel finale, anche dalla meschina incoerenza della comunità dei Mormoni, irriconoscente del sacrificio dei cowboy e pronta a lasciare “la terra promessa” senza neppure pensare a seppellire i cadaveri rimasti sul terreno.
L’abbandono della pistola da parte di Ben rimanda per alcuni alla reazione finale di Travis in La carovana dei mormoni. La differenza però non è da poco: Travis getta via la pistola per un aperto rifiuto della violenza; Il gesto di Ben di gettare a terra la sua arma, accanto alle fosse dei compagni, ha il significato di seppellire definitivamente il suo sogno di fare il cowboy.

FRASI:
“Figliolo, il cowboy è una cosa che uno fa quando non sa fare altro”
“È proprio un bel cavallo, come si chiama?” – “È meglio non mettere un nome a una cosa che poi ti devi mangiare”
“Mille volte meglio rapinare banche”
“Per un uomo ci sono cose più importanti di una mandria”

SEQUENZE:
la partenza della carovana
il battesimo del fuoco di Ben e la sparatoria nel saloon
la mandria arriva ad abbeverarsi
Ben fa cadere la pistola e si allontana

 

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