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Il massacro di Fort Apache

John Ford

1864. Territorio del New Mexico. Fort Apache, avamposto ai confini della riserva Apache, vede l’arrivo del colonnello Thursday, accompagnato dalla giovane figlia Philadelphia, e del tenente tenente O’Rourke fresco di nomina. Thursday vi è stato destinato dopo un “siluramento” dai parte dei superiori, O’Rourke ha scelto Fort Apache perché è lì che suo padre è di stanza come sergente maggiore. È immediato il feeling tra il tenentino e Philadelphia mentre scende il gelo tra la guarnigione e l’altezzoso colonnello che solidarizza a fatica con il il capitano Sam Collingwood, suo ex compagno d’armi ora in attesa di trasferimento, e che si scontra ben presto col capitano York, in aperto disaccordo sia riguardo le tattiche militari sia per l’atteggiamento verso le tribù indiane. L’atmosfera di solidale cameratismo del Forte ben presto si incrina: Thursday osteggia la relazione sentimentale tra i due giovani, partecipa con tono arrogante alla tradizionale festa danzante degli ufficiali e, bramoso di gloria, non mantiene fede all’accordo di pace che York è riuscito a stipulare con Cochise conducendo così il suo reggimento al massacro. Anni dopo, ai cronisti giunti a Fort Apache, York che, sopravvissuto è stato promosso colonnello, vorrà comunque rendere omaggio al sacrificio di Thursday tanto da elevarlo, per l’onore della cavalleria, al rango di eroe nazionale.

 

Fort Apache
USA 1948 (125′)


l massacro di Fort Apache non è solo un pezzo di storia del cinema, è anche un pezzo di storia del West. Quella che Ford mette in scena è una rilettura critica della figura del generale Custer, lontana dalla celebrazione di Walsh che in La storia dl generale Custer lo dipingeva come un personaggio insofferente alle regole e di contagioso eroismo. Qui il colonnello Thursday è un uomo indurito, egocentrico e insensibile alle istanze umane (i sentimenti della figlia, la fraternità dei commilitoni), teso solo a riscattare il suo ruolo nell’esercito e a conquistare a gloria (auspica, tra sé e sé, di essere: “l’uomo che ha piegato Cochise“). E attorno a lui Ford costruisce, dentro e fuori dal forte, una complessa realtà che rende memorabile Il massacro di Fort Apache: la fraterna amicizia dei soldati e delle loro famiglie, l’ilare addestramento delle reclute, l’infido opportunismo del responsabile della riserva, l’epica partenza dal forte della guarnigione, la statuaria presenza dei pellerossa, inesorabili nel falcidiare Thursday e i suoi, magnanimi nel risparmiare i superstiti. Il tutto nella straordinaria cornice della Monument Valley che qui, forse anche più che in Ombre rosse, diventa protagonista assoluta: le spianate senza confine e gli anfratti incombenti, le morbide colline, le gole vertiginose e i picchi smisurati sono messi in risalto dalla fotografia agli infrarossi di Archie Stout, creando uno spazio mitico in cui lo sguardo si perde e i protagonisti appaiono più che mai in balia degli eventi. Il massacro di Fort Apache, primo titolo de la trilogia della Cavalleria, è un pezzo insostituibile di storia del western.

Ezio Leoni

 

 

NOTE:
Ford non manca di dare un surplus di dignità agli Apache evidenziando la necessità di un traduttore per comunicare con loro, nel rispetto di quella che nel film viene accreditata come loro lingua (spagnolo).
l’idea di “famiglia” della guarnigione viene sottolineata dal fatto che il sergente Mulcahy è il padrino del tenente O’Rourke.
Il massacro di Fort Apache è il primo lavoro come sceneggiature di Frank S. Nugent ex-critico del New York Times, estensore di recensioni entusiastiche dei lavori di Ford.
Il film è tratto da un racconto di James Warner Bellah. Da altri racconti dello stesso autore saranno tratti anche i successivi I cavalieri del Nord Ovest e Rio Bravo che con Fort Apache costituiscono la  trilogia della Cavalleria.
esiste una fake-photo in cui, nella scena cruciale del manipolo che attende l’assalto decisivo degli Apache, accanto al colonnello Thursday compare anche il capitano York!

tra gli interpreti: John Wayne (capitano Kirby York), Henry Fonda (colonnello Owen Thursday), Shirley Temple (Philadelphia Turner), John Agar (tenente Michael Shannon O’Rourke), Ward Bond (sergente maggiore Michele O’Rourke), George O’Brien (capitano Sam Collingwood), Victor McLaglen (sergente Festus Mulcahy)

FRASI:
York a Thursday
: “Se è riuscito a vederli, colonnello, non erano Apache”
Cochise: “…però è bene che una nazione non sia sempre in guerra. I giovani muoiono, le donne intonano canti tristi, e i vecchi muoiono di fame nell’inverno; per questo ho stretto un patto con il vostro governo”
Colonnello York: “Nessuno li dimentica perché non sono morti, essi vivono. Eccoli lì, Collingwood e gli altri, e continueranno a vivere finché vivrà il reggimento. La loro paga è di 30 dollari al mese con la razione di carne e gallette; ma mangeranno la biada dei cavalli se la campagna sarà lunga. Litigheranno per un pessimo whisky, poi si divideranno l’ultima goccia; i loro visi cambiano, e anche i loro nomi, ma sono loro, sono il reggimento, con le sue tradizioni, ora come fra 50 anni”

 

SEQUENZE:
La cavalcata di York e del sergente Beaufort per raggiungere Cochise e trattare la tregua
La partenza dal forte del reggimento
Le donne che guardano impotenti i loro uomini avviarsi al massacro
L’orda degli indiani che irrompe a cavallo sgominando i superstiti di Thursday: non una movimentata battaglia, solo una nuvola di polvere che avvolge i soldati che ancora combattono e che li lascia immobili a terra quando si dirada
Il finale con il discorso del colonnello York che, mentre scorrono le immagini in sovrimpressione, chiude commosso l’incontro con i cronisti

 

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