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Sqizo

Duccio Fabbri

La storia di Louis Wolfson, scrittore del Bronx, che ha lottato per tutta la vita contro le definizioni correnti di malattia mentale, fortuna e linguaggio. Diagnosticato schizofrenico in adolescenza, ha ripudiato la lingua madre in favore di un idioma del tutto personale. Autore cult nella Parigi degli anni Settanta, negli Stati Uniti è rimasto un perfetto sconosciuto, giocatore d’azzardo incallito, homeless, outsider assoluto. In età matura si è trasferito a Porto Rico, dove la sua fortuna è cambiata di colpo e dove l’autore del film lo ha rintracciato: a 89 anni vive ancora solo e sospeso tra due mondi, quello del silenzio e quello della parola.

Italia/USA/Francia 2020 (70′)


N
ato nel Bronx e internato a seguito di una diagnosi sbagliata in diversi istituti psichiatrici, Louis Wolfson si ribella alla lingua madre, l’inglese, diventando linguista autodidatta e autore di culto in Francia, homeless in Canada, scommettitore incallito e vincitore di una lotteria milionaria a Porto Rico, dove oggi vive vicino al radiotelescopio più grande del mondo. Un viaggio alla scoperta del pianeta Wolfson e della sua mente “speciale” e visionaria, che ci interroga sul senso stesso della nostra esistenza.
Il regista rivela al mondo la storia di Louis Wolfson, “scrittore americano di lingua francese” che ha affascinato una generazione di intellettuali, da Sartre a de Beauvoir, da Lacan a Deleuze fino ai contemporanei Paul Auster e Jean-Marie Le Clézio. Scommettitore incallito e ribelle a qualsiasi forma di costrizione sociale, nonostante la notorietà continua la sua vita ai margini fino a decidere a settantadue anni, ossessionato dalle possibilità di altre forme di vita nell’universo, di trasferirsi a Porto Rico vicino al più grande radiotelescopio del mondo. Qui diventa improvvisamente milionario vincendo la lotteria nazionale, salvo perdere tutto per aver affidato il suo denaro ad investitori sbagliati. Oggi vive nell’appartamento numero 314 di un decadente affittacamere costruito negli anni cinquanta a San Juan. Il rombo dei motori provenienti dal vicino aeroporto accompagna la sua solitaria battaglia legale contro gli speculatori da cui ritiene di essere stato truffato.

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Duccio Fabbri, dopo lunga e paziente attesa, riesce ad incontrare e a riprendere Louis Wolfson, autore apprezzato negli anni Settanta e poi scomparso in un anonimato ricercato e protetto dal mondo esterno. Nato negli Stati Uniti e diagnosticato sin da bambino come schizofrenico, Louis sviluppa una tale avversione verso la figura materna da rifiutarne anche la lingua. Inventa pertanto un metodo per tradurre l’inglese in altre lingue (francese, tedesco, russo ed ebraico). La pubblicazione nel 1970 di Le Schizo et les langues lo mette al centro dell’attenzione sia degli psicolinguisti che dei letterati. La morte della madre nel 1977 lo libera dalle tutele legali, si trasferisce a Montreal per poi trovare una collocazione definitiva a Puerto Rico.


È lì che Fabbri lo ha trovato ottantanovenne, solo, in lotta con le istituzioni bancarie che gli hanno fatto investire i proventi di una lotteria in titoli spazzatura. La sua è una vita che uno sceneggiatore come il coeniano Barton Fink avrebbe potuto apprezzare. Fabbri ce la mostra facendo anche ricorso a ricostruzioni da docufiction, ma quello che rende questo documentario interessante sono il volto e le parole (rigorosamente in francese con qualche eccezione) di un uomo che ha conosciuto la desolazione dell’elettrochoc e il piacere di un’ingente vincita alla lotteria. Il “vampirito”, come lo chiamano i vicini che lo hanno salvato da un ictus e che lo vedevano uscire solo la notte, si offre a quelli che spera siano diventati suoi amici e che, come nota ironicamente, non smettono mai di riprenderlo. Ci consente così di ripercorrere la vicenda di un’anima tormentata ma mai domata.

Giacarlo Zappoli – mymovies.it

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