Separati e a un passo dal divorzio, Alex e Tess (Will Arnett e Laura Dern, straordinari) cercano un nuovo equilibro: lei riscopre la passione per la pallavolo, lui trova uno scopo nel mondo della stand-up comedy newyorkese, imparando qualcosa su se stesso e sui motivi che hanno portato alla rottura.

Is This Thing On?
USA 2025 (121′)



Che grande cinema quello di Bradley Cooper. Radicato in un certo immaginario, ben coeso sia alla narrazione sia all’eleganza di una messa in scena che ricorda la classe di Billy Wilder o Robert Redford. Paragoni ingombranti ma, come nel caso di È l’ultima battuta?, decisamente consoni. Con un piccolo appunto: se l’avesse diretto un altro regista, si sarebbe gridato al capolavoro (stesso discorso per il suo precedente e sottovalutato lavoro, Maestro). In un cinema che, spesso, punta agli estremi e all’effetto, Cooper, su sceneggiatura firmata insieme a Will Arnett e Mark Chappell (ma lo schiocco dell’idea è arrivato da John Bishop), racconta al meglio l’arcobaleno sentimentale, l’impreparazione alle sterzate della vita, nonché gli anfratti dell’amore, teorizzando e praticando al meglio l’arte di una dramedy dai toni dolci e ironici, cogliendo al massimo il valore della vulnerabilità.

Il pitch di È l’ultima battuta? (titolo originale Is This Thing On?) è semplice ma efficace: esplorare la crisi di mezza età di un uomo mollato da sua moglie. Il protagonista è Alex (Will Arnett, splendido), finito a terra dopo la separazione consensuale da Tess (Laura Dern, altrettanto splendida). Andare avanti è complicato, così come è complicato gestire il buon rapporto in nome dei due figli, Felix e Jude (Blake Kane e Calvin Knegten). Mentre lo sfondo newyorkese muove la storia, ecco che Alex, dopo essere finito per caso a una serata open mic al Comedy Cellar (uno dei club di stand-up più famosi di Manhattan, nel cuore del Greenwich Village), sembra trovare una certa catarsi nel palcoscenico, affidando i suoi pensieri (e la sua guarigione?) al suo nuovo hobby: fare cabaret. Nemmeno a dirlo, diventerà anche piuttosto bravo. Se New York diventa una sorta di protagonista, ampliando la poetica del racconto – anche grazie alla fotografia di un fuoriclasse come Matthew Libatique -, Bradley Cooper ha la capacità non scontata di soffermarsi sull’intimità e sui silenzi, ragionando sulle relazioni e sulle parole (e le parole sono lo strumento principale di ogni stand-up comedian) per enfatizzare le rughe di un matrimonio in crisi grazie alla forza di un umorismo sottile e, al contempo, dirompente. Per questo, nelle scelte tecniche e umane, È l’ultima battuta? non sbaglia effettivamente intonazione né cadenza, facendo entrare il pubblico in piena sintonia con quei personaggi che, a guardar bene, offrono riflessi universali e riconoscibili. Questione di scrittura, questione di verità, di cuore, di sostanza. Il merito, non ultimo, va alle prove di Will Arnett e Laura Dern, magnifici nel cogliere quelle sottigliezze che rendono il tutto ancor più credibile, dando corpo a una sceneggiatura come non se ne vedevano da tempo…
Damiano Panattoni – movieplayer.it

Ispirato alla vera storia del comico inglese John Bishop, il film racconta la storia di Alex Novak (Will Arnett) e Tess (Laura Dern), una coppia sposata da vent’anni che decide consensualmente di chiudere il matrimonio, in modo amichevole, mantenendo buoni rapporti tra loro e soprattutto con i figli quasi adolescenti. Alex è il classico 45-50enne alle prese con la crisi di mezza età: prova a reinventarsi nel mondo della stand-up comedy newyorkese, alla ricerca di un nuovo scopo e di un’identità personale al di fuori del ruolo di marito e padre. Tess, invece, un’ex atleta di rilevo nazionale come pallavolista, riflette sui sacrifici fatti per la famiglia e sul senso di sé, costretta a ridefinire le proprie priorità e a confrontarsi con le sfide della vita da single. I due in realtà hanno una reciproca infelicità che addossano al matrimonio, ma che di fatto è interiore e che ripensandosi profondamente può portare invece a una soluzione positiva, riscoprendo il concetto stesso di amore, che può trasformarsi e assumere forme inaspettate anche oltre il matrimonio. Tra riflessioni intime, momenti di umorismo e crescita personale, il film esplora con delicatezza e autenticità il modo in cui due persone possono dividersi senza smettere di crescere insieme come famiglia. O senza separarsi mai definitivamente. Bradley Cooper mostra di saper fare cinema al di là del blockbuster alla A star is born: questo È l’ultima battuta? è infatti un film molto newyorkese, fatto di luci notturne, di riflessi illuminati, bagnati, contrastati, propri della vita di un off Broadway come sono i protagonisti delle stand-up comedy, quindi particolarmente dialogato, verboso, persino logorroico, senza raggiungere la violenza e la volgarità di altri esempi alla Lenny (Lenny Bruce cui nel 1974 Dustin Hoffman prestò volto e parte nel film di Bob Fosse). Un modello artistico che si riversa anche nella vita degli amici, una sorta di borghesia alternativa piena di problemi e in perenne crisi di identità. È l’ultima battuta? ha un suo happy ending, o forse è un happy neverending story: il prendere atto della realtà, spesso immutabile agli occhi degli umani, mostra già, da parte di chi lo fa, di possedere grandi doti di adattabilità, e magari anche di amore.
Michele Gottardi – ilnordest.it