Nodo alla gola

Alfred Hitchcock

Senza un movente, ma solo per inscenare “il delitto perfetto”, Brandon Shaw (John Dall) e Philip Morgan (Farley Granger), due giovani studenti, strangolano con una corda un loro coetaneo e nascondono il cadavere in un vecchio baule. Poco dopo nel loro appartamento newyorchese inizia un ricevimento a cui prendono parte diversi parenti e amici del ragazzo ucciso, tra cui il loro vecchio professore Rupert Cadell (James Stewart) esperto di teorie sull’omicidio. Non tarderà a sospettare….

Rope
USA 1948 (80′)

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    Due giovani ricchi e omosessuali strangolano un amico, così per provare, e ne nascondono il cadavere in una cassapanca intorno alla quale organizzano un piccolo party, invitando i parenti dell’ucciso, ma anche un loro professore. È famoso per il suo virtuosismo tecnico: fu girato in piani-sequenza di 10 minuti l’uno in modo che sembri costituito da una sola inquadratura. Ispirato a un caso di cronaca nera (il delitto Leopold-Loeb) e tratto da un lavoro teatrale (1929) di Patrick Hamilton, adattato da Arthur Laurents, è uno psicodramma che smonta l’idea nicciana e superomistica dell’“atto superfluo”. Primo film a colori di A. Hitchcock, per la prima volta anche produttore. (distribuito anche come Cocktail per un cadavere).

Il Morandini – Dizionario dei film


    Alfred Hitchcock, aveva un sogno: girare un film intero in un’unica inquadratura. Dopo aver sperimentato in ogni modo con la macchina da presa, il maestro del brivido desiderava far coincidere l’intera durata di un suo lungometraggio con un unico piano-sequenza. All’epoca tale virtuosismo era impossibile per i limiti imposti dalla pellicola, ma il risultato fu un’operazione magistrale, costruita su undici piani-sequenza spesso collegati come se non ci fosse un reale stacco. Oltre a rappresentare una importante tappa nell’evoluzione del linguaggio cinematografico, Nodo alla gola è un cocktail di humour nero, tensione e ambiguità. L’omosessualità dei due assassini è più che suggerita, mentre vengono messi alla berlina lo sterile superomismo e il cinismo di una società troppo frivola e cieca dinnanzi alla banalità del male e all’orrore che si nasconde dietro una facciata ipocritamente sofisticata, ma nel profondo spietata e votata all’autoconservazione attraverso la prevaricazione sui più deboli. Ispirato a un caso di cronaca nera e all’omonimo testo teatrale di Patrick Hamilton (sceneggiato da Arthur Laurentes), conservandone magistralmente le prerogative di unità di tempo e luogo.

longtake.it

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