Jeff, un fotoreporter professionista, (James Stewart), è immobilizzato sulla sedia a rotelle con una gamba ingessata. Il suo unico passatempo è spiare il vicinato dalla finestra di casa sua, con la complicità della fidanzata (Grace Kelly). Ben presto la sua attenzione si concentra su un uomo misterioso che Jeff reputa possa essere un uxoricida…

Rear Window
USA 1954 (112′)



Fotoreporter costretto all’immobilità per una frattura alla gamba inganna il tempo spiando i vicini. Convinto di avere scoperto un assassino nella casa dirimpetto, riuscirà, con l’aiuto della fidanzata, a far luce su un delitto. E a rompersi l’altra gamba… Tratto da un racconto di Cornell Woolrich e sceneggiato da J.M. Hayes (che per Hitchcock ha scritto anche Caccia al ladro, La congiura degli innocenti e L’uomo che sapeva troppo), è un classico di Hitchcock, uno dei suoi film più armoniosi e meglio costruiti, un capolavoro di economia e di ingegnosità che agisce come una pentola a pressione: nulla viene disperso in pezzi di bravura e in virtuosismi. “È il film dell’indiscrezione, dell’intimità violata e sorpresa nel suo carattere più ignobile, della felicità impossibile, della biancheria sporca che si lava in cortile, della solitudine morale: una straordinaria sinfonia della vita quotidiana e dei sogni distrutti” (F. Truffaut).
Il Morandini – Dizionario dei film




Adattamento di un racconto di Cornell Woolrich, La finestra sul cortile è una delle opere più importanti del maestro del brivido che, mai prima d’allora, era riuscito a raggiungere tali livelli di suspense ed eccellenza formale. L’intera pellicola è costruita come un monumentale saggio sull’atto della visione: il binocolo di Jeff è un prolungamento degli occhi del personaggio e di quelli degli spettatori che, proprio come lui, non possono smettere di guardare. Siamo tutti dei voyeur, degli spioni desiderosi di sbirciare sempre di più, sembra dire Hitchcock a un pubblico messo completamente a nudo. Brillante indagine sulle pulsioni ossessive dell’essere umano, smanioso di tenere tutto sotto controllo e curioso di come si configurano le esistenze altrui, il film è un sofisticato esempio di messa in scena cinematografica, capace di unire una tensione di carattere prettamente psicologico con un impareggiabile senso del ritmo e della narrazione, alternando elementi da commedia alla struttura drammaturgica da thriller e calibrando alla perfezione ogni dettaglio. Il condominio è un perfetto microcosmo umano, complesso, ricco di individualità con potenziali spunti di interesse e irrimediabilmente sfuggevole così come lo è la vita che il protagonista, alter ego del regista, cerca utopicamente di cogliere con il suo sguardo in maniera pressoché totale. Ottimo tutto il cast, capitanato da James Stewart e arricchito da un’affascinante Grace Kelly, dall’inquietante Raymond Burr (futuro Perry Mason nell’omonima serie televisiva) e dall’irresistibile Thelma Ritter nei panni della domestica del protagonista.
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