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La ballata di Buster Scruggs

Joel ed Ethan Coen

Un western in sei episodi, con molto sarcasmo, sprazzi di humor nero e uno sguardo disincantato sull’epopea della frontiera. Almeno due capitoli indimenticabili con la memorabile forza d’animo di Tom Waits e il malinconico sguardo di Zoe Kazan.


The Ballad of Buster Scruggs

USA 2018 – 2h 13′

75° Festival di VE: premio miglior sceneggiatura

 VENEZIA – Scusi dov’è il western? La parafrasi del titolo del vecchio film di Aldrich (1979) fa da domanda retorica per inquadrare la situazione di questi anni del genere principe del cinema USA. Possiamo ascrivere solo i recenti Damsel e Hostiles (e, qui a Venezia The Sister Brothers) o appellarsi ai remake degli ultimi anni: Quel treno per Yuma (James Mangold, 2007), Il Grinta (Joel ed Ethan Coen, 2010), I magnifici 7 (Antoine Fuqua, 2016). 
Così proprio i Coen, dopo solo due tappe in filmografia (A proposito di Davis, Ave Cesare!) ci riprovano approfittando dell’intervento di Netflix che, con l’abbinata canale televisivo-sala cinematografica (si spera), offre maggior credito ad un genere non più così “garantito” al botteghino.

La struttura episodica di The Ballad of Buster Scruggs (6 capitoli) è solo in parte una debolezza, perché permette a Joel e Ethan di esplorare un’ampia casistica di eventi e citazioni del western, classico e non, corroborandola con il loro amore per il genere e con il loro inesausto spirito ironico-caustico.

  

Sfrontatamente pseudocomico è il capitolo di partenza (che da il titolo al film) che mette sullo schermo un pistolero canterino (musical&western!), gentile e spietato, ugualmente abile con la voce, la chitarra e le colt. “Rapido” e spiazzante il finale, ma il tono tradizionale lo recupera Near Algodones in cui, con un omaggio smaccato a Sergio Leone, le disavventure del rapinatore James Franco lo conducono da un forca ad un’altra dandogli occasione di sfornare la battuta più amena del festival (a un compagno di impiccagione domanda “prima volta?”). Il film riprende una certa seriosità (e cupezza) in Meal Ticket con un impresario di spettacoli itineranti (Liam Neeson) “provvisoriamente” premuroso verso il suo “divo” senza braccia e gambe che affascina gli spettatori recitando la Bibbia, Shakespeare, Shelley e Lincoln. Una gallina che sa far di conto chiuderà tragicamente il rapporto tra i due…

 

Se in All Gold Canyon la storia del cercatore d’oro Tom Waits (che tempra quel vecchio minatore!) dialogante con il suo filone di scavo (“stavolta ti vengo a prendere”) appassiona e stupisce, che emozione ritrovarsi nel western più puro con The Gal Who Got Rattled: c’è la carovana indomita che viaggia verso l’Oregon (il pensiero più recente va a Fango, sudore e polvere da sparo), c’è un’insolita avventura sentimentale (Zoe Kazan e Bill Heck) che nasce più per inerzia che per amore, c’è un veemente attacco di pellerossa con uno straordinario combattimento uno contro tutti, c’è un inaspettato amaro finale che richiama Nessuna pietà per Ulzana (ancora Aldrich) e fa assurgere questo breve episodio ad una delle gemme di tutta la storiografia western. Fin troppo cerebrale e filosofeggiante infine l’ultimo The Mortal Remain dove la diligenza accompagna cinque viaggiatori (Ombre rosse) verso una misteriosa, surreale destinazione: l’altrove della frontiera tende ad identificarsi con lo spettro dell’aldilà…

Un’antologia, questo The Ballad of Buster Scruggs (premio per la miglior sceneggiatura), che osa reinterpretare l’epopea, che recupera e rivitalizza gli stereotipi e che, giocando anche con l’estraneità tra uomo e natura, sa destrutturare il mito sotto i colpi di un destino cinico e beffardo. Spizzichi di capolavoro in salsa Coen.

ezio leoni – MCmagazine 47

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