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Scolpire il tempo

Il cinema di Andrej Tarkovskij dagli anni '70


È una scultorea potenza espressiva quella che, nel cinema di Tarkovskij,
si accompagna alla magniloquenza di un magma narrativo
sospeso tra stagnazione introspettiva e flussi di coscienza.



Negli anni ’70 il nome di Tarkovskij è ormai quello di un autore di rango. Dopo lo sconvolgente esordio bellico de L’infanzia di Ivan (1962, Leone d’oro a Venezia), il grande affresco storico-spirituale di Andrej Rublëv (1968) è stato capace di affascinare la critica, confondere lo spettatore digiuno delle dinamiche artistico-sociali del ‘400 russo, indispettire le autorità sovietiche che, avendone intravisto  una pericolosa metafora politica rivolta al presente, sono arrivati a sospenderne l’uscita in Russia per oltre sei anni.


SOLARIS
 (1972) si delinea allora come un ulteriore snodo autoriale in cui l’allora quarantenne regista russo affida ai misteri del cosmo ed agli enigmi spazio-temporali una spiazzante avventura di fantacoscienza in cui la riflessione esistenziale dei protagonisti è sospesa tra la materializzazione dei ricordi e l’implosione di passato e presente. Un’opera emozionate ed estraniante.


Tre anni dopo, con LO SPECCHIO Tarkovskij sembra rinchiudersi in se stesso costruendo un diario intimo che offre una visone speculare della propria infanzia e del proprio presente. Ma in realtà non abbandona il suo sguardo critico sulla storia del proprio paese e osa portare avanti un’elaborazione del linguaggio filmico che compenetra prosa e poesia.

Ma c’è anche un profondo senso religioso nel suo cinema e con STALKER (1979) Tarkovskij non ha esitazioni nell’esternalo attraverso  uno stralunato racconto di pseudofantascenza. È un tormentato cammino simbolico quello di STALKER dove, in una desolata landa avulsa dal tempo e dalla spazio, la stanza dei desideri diventa la destinazione obbligata di ogni ricerca esistenziale tra scienza e letteratura.

Con NOSTALGHIA (1983) Tarkovskij spinge all’estremo la sua estetica delle forme e del linguaggio cinematografico. La sofferenza dell’esule e la fiducia nel potere salvifico dell’arte trovano nel paesaggio toscano la giusta location per un’affascinante simbiosi tra narrazione e paesaggio, ma il ritmo introspettivo è quello di una sublime stagnazione.

SACRIFICIO (1986) è il film d’addio di Tarkovskij (morirà alla fine dell’annao) e l’addio per lui è quello che l’umanità ha consegnato al proprio destino, alla propria spiritualità. L’incubo nucleare diventa incubo metafisico e il cinema di Tarkovskij si sublima in “cinema di preghiera”. Il tempo di un grande artista è ormai scolpito nella storia.

ezio leoni

ANDREJ TARKOVSKIJ. IL CINEMA COME PREGHIERA
Andrej A. Tarkovskij – Russia/Italia/Svezia 2019 (97′)

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Scolpire il tempo. Riflessioni sul cinema – Andrej Tarkovskij 1984

 

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