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Nostalghia

Andrej Tarkovskij

Un intellettuale russo viaggia in Italia sulle tracce di un compatriota, musicista del Settecento morto suicida. Gli fa compagnia una bionda italiana, ma la nostalgia per la madrepatria lo consuma… Pur segnato da un estenuante estetismo e da una incombente lentezza introspettiva, il cinema di poesia di Tarkovskij sa tenere alto il livello di fascinazione in virtù di una magica simbiosi tra narrazione e paesaggio.

 

Italia/URSS 1983 (121′)

  Sesto film di Tarkovskij, il primo girato e prodotto in Italia. Insopportabile? Impudico, sublime, insidiato da un estenuante estetismo e da uno smodato assillo di poesia nella su a ritmica lentezza. Ma non sono pochi i momenti magici tra le scene girate a Pienza, San Galgiano, Bagno Vignoni (Siena). Scritto con Tonino Guerra e splendidamente fotografato da Giuseppe Lanci (le scene del passato sono in bianconero).

Il Morandini – dizionario dei film

  Andrej Gorciakov (Oleg Yankovskiy), noto scrittore russo, è in Italia per delle ricerche su un musicista suo connazionale, che visse nel Belpaese nel corso del Settecento. Gorciakov sta realizzando la sua biografia, ma la lacerante nostalgia della sua casa e della sua famiglia gli impedisce di concentrarsi completamente sul lavoro.

Scritto dal regista insieme a Tonino Guerra, Nostalghia è un film che proietta sullo schermo la situazione esistenziale vissuta dallo stesso Tarkovskij in quegli anni. Dopo l’ostracismo attuato dal regime sovietico sulla sua pellicola precedente, Stalker (1979), l’autore ottiene il permesso di recarsi in Italia per prendere contatti con la Rai e avviare una nuova produzione: la sua famiglia, però, è trattenuta in patria come garanzia del suo ritorno. Qualche anno dopo, durante un nuovo soggiorno in Italia, prenderà la decisione definitiva di non fare più ritorno a casa. Una scelta obbligatoria per poter continuare a lavorare, ma allo stesso tempo dolorosa e malinconica, totalmente introiettata in questa pellicola struggente e di grande portata intellettuale. Lo scrittore protagonista, alter ego del regista, non riesce ad afferrare quella libertà che ora potrebbe raggiungere (simboleggiata dal personaggio di Domiziana Giordano) poiché la sua mente guarda ancora a un passato che non si può dimenticare, reso con uno splendido bianco e nero e attraversato dai volti dei familiari che non smettono di guardarlo in attesa, forse, di un suo ritorno. È per questo che Gorciakov dice di capire il folle che ha rinchiuso la sua famiglia per sette anni: l’uomo che, pur di far sentire le sue ragioni di “matto” nei confronti di quei «cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe», è disposto persino a darsi fuoco in una piazza della capitale, al termine di uno straordinario monologo magnificamente interpretato da un grande Erland Josephson. E la successiva camminata di Gorciakov, con una candela in mano nella vasca di Bagno Vignoni, altro non è che un atto estremo di quella fede di cui, poco prima, cercava di capire il significato. Straordinario per l’uso delle luci e per l’architettura visiva costruita su sinuosi movimenti di macchina, Nostalghia è un’opera che, una volta vista, s’insinua a lungo nella mente dello spettatore, e non se ne va facilmente.

Memorabile inquadratura finale, in cui il protagonista ha simbolicamente ritrovato il suo mondo lontano – ora e più che mai, un vero luogo dell’anima – in mezzo alle colonne dell’Abbazia di San Galgano. Presentato in concorso al 36° Festival di Cannes dove vinse il premio FIPRESCI, la menzione principale della Giuria ecumenica e il titolo di miglior regista (ex aequo con Robert Bresson per L’argent). Da vedere accanto a Tempo di viaggio, documentario diretto da Tarkovskij e Tonino Guerra, in cui i due viaggiano per l’Italia alla scoperta dei luoghi in cui verrà girato il film.

Il Morandini – dizionario dei film

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