Hal (William Holden) è un giovane squattrinato che giunge in una piccola cittadina del Kansas in cerca di lavoro. Qui ritrova Alan, suo vecchio compagno di università, appartenente a una famiglia benestante, dal quale spera di ottenere un impiego nella grande azienda paterna. La situazione si complica quando Hal conosce la fidanzata dell’amico, l’incantevole Madge (Kim Novak), che non rimane indifferente davanti al fascino del nuovo arrivato.

USA 1955 (115′)
Oscar: miglior scenografia – miglior montaggio


Non era certo la prima volta che un film degli anni cinquanta affrontava questi temi, ma nessuno con meno tatto e più potenza. William Holden, iconico a torso nudo, attira lo sguardo di una maestra zitella, tanto frustrata che arriverà, sotto l’effetto dell’alcol, ad avvinghiarglisi strappandogli la camicia: una delle sequenze più ardite, in un film che racconta, anche, i primi pruriti erotici di una ragazzina, l’invidia vendicativa degli altri maschi e (con gag esilarante) di un commerciante “costretto” al matrimonio. Lo scandalo riprovevole diventa catalizzatore e rivela il marcio dei puritani, smascherando la finta patina di serenità: l’altare alla verità è un picnic di paese durante la Festa del Lavoro (Halloween nella versione italiana). Grandi interpreti e grandissima messinscena di Logan, con il direttore della fotografia James Wong Howe che s’ispira ai quadri di Hopper: con l’assunto feroce che si condanna il peccato che non si riesce a consumare, Logan restituisce famelici sguardi femminili, la sensualità animalesca (la svestizione negli spogliatoi) e passionale (magnetismo alle stelle durante il ballo passato alla Storia), la festa in pillole con sarcasmo (giochi, canzoni, discorsi di politici e pernacchie dei bebè), le differenze (di classe sociale, di bellezza, di spirito giovane e calcolo adulto). Libera dai cliché di ruolo la donna, sparge fiumi di sana cattiveria e poi mitiga con un lieto fine sentimentale assente a teatro: ma il “danno” è fatto.
Niccolò Rangoni Machiavelli – spietati.it

Dietro un’apparente ingenuità di linguaggio vivevano i principali contrasti della civiltà americana e occidentale in genere: le differenze di classe, le ipocrisie, i valori veri e falsi. Il regista Logan aveva rappresentato tre anni prima la pièce a Broadway, con enorme successo. Protagonisti in teatro erano stati Ralph Meeker nella parte di Hal e l’esordiente Paul Newman in quella di Alan. È l’ennesima grande prova di William Holden apparentemente inadatto a un ruolo del genere ma talmente bravo in assoluto da riuscire a non farsi dimenticare anche nel suo disagio. Da ricordare in questo senso la sequenza in cui Holden e la Novak ballano sulla piattaforma sul fiume illuminato, con la musica rapinosa di George Duning. Sono entrambi goffi, ma talmente “cinematografici” da diventare esempi. La recitazione di Holden venne citata dall’autorevole rivista americana “A Major Screen Performance”. Film di sentimenti più che di simboli e pensieri, con tutti i personaggi apparentemente sereni al primo impatto e terribilmente isterici e infelici alla resa dei conti. Ed ecco espressi in modo chiaro certi malesseri dell’America di quel decennio, già sofferente per incubi, fantasmi rossi e guerre fredde, irrequieta e predisposta a grossi guai presenti e futuri in Corea e nel Vietnam. Nella storia dell’equazione spettacolo-grandi temi, Picnic è una delle più efficaci espressioni hollywoodiane.
mymovies.it

Joshua Logan torna alla regia a distanza di ben diciassette anni dal film d’esordio (Ho ritrovato il mio amore, 1938) e firma un dramma sentimentale che punta tutto sul divismo dei due interpreti: William Holden e la giovanissima Kim Novak. Nella prima parte vengono date alcune pesanti sferzate alla borghesia americana: l’arrivo dell’aitante vagabondo Hal risveglia negli abitanti sentimenti e desideri da tempo sopiti, nascosti da un’ipocrita patina di buone maniere e perbenismo. Le azioni e le parole sempre controllate dei cittadini di questo sobborgo americano celano malamente una tristezza di fondo, simboleggiata dal personaggio dell’insegnante zitella Rosemary Sidney (Rosalind Russell), che si professa orgogliosamente felice nella sua solitudine per poi cadere disperata fra le braccia dello stravagante Howard (Arthur O’Connell). La denuncia sociale viene però presto abbandonata e relegata sempre più sullo sfondo a vantaggio della classica love story tra i protagonisti…
longtake.it