Le due sorelle, Jean e Joan Holbrooke, sono così unite da parlare all’unisono, amare lo stesso uomo e condividere gli stessi sogni. Persino i loro lapsus sono identici e pronunciati all’unisono. Non possiamo vedere il mondo attraverso i loro occhi, ma possiamo osservare il modo in cui il mondo reagisce a loro: attraverso i tribunali e la stampa, attraverso coloro che cercano di aiutarle e coloro che vogliono sfruttarle, attraverso lo sguardo di animali domestici e selvatici, e persino attraverso l’eco delle loro stesse vite nelle profondità della terra..

Irlanda/USA (109′)


VENEZIA – Nell’aula di un tribunale dall’aria pomposamente vittoriana un giudice in ermellino e parrucca conduce il processo contro le due sorelle Holbrooke (Kate e Rooney Mara), accusate di stalkeraggio nei confronti del loro vicino di casa (Orlando Bloom), il “fucking bastard” di cui sono innamorate. Eccezionalmente alle due donne viene concesso di difendersi in contemporanea perchè Jean e Joan Holbrooke, che hanno vissuto tutta la vita in simbiosi, al punto di essere incapaci di separarsi anche per le più elementari attività quotidiane, pensano, parlano e persino inciampano nelle parole (è un lapsus linguistico pronunciato in tribunale a dare il titolo al film) in simultanea.

Così inizia Bucking Fastard, che segna un felice ritorno di Herzog alla dimensione narrativa, con un film ispirato alla storia vera delle gemelle inglesi Freda e Greta Chaplin, che Herzog era riuscito ad incontrare negli anni ’80, come racconta nella sua biografia Ognuno per sé e Dio contro tutti, rimanendo a tal punto colpito da coltivare per anni l’idea di un film ispirato alla loro vicenda, cosicchè dopo circa mezzo secolo ne scrisse la sceneggiatura in appena cinque giorni. Chiaramente Herzog non si è limitato a una pura e semplice ricostruzione della storia, le protagoniste hanno altri nomi e l’ambientazione viene spostata dall’Inghilterra all’Irlanda, ma soprattutto il racconto, che nella prima parte, ispirata ai veri fatti di cronaca, vedrà prevalere la dimensione ironica, a poco a poco sembrerà sfumare in una dimensione fantastica, in cui si perde il senso di ogni cosa. Dedicato a Lynch, in realtà il film risulta profondamente herzoghiano: non una materializzazione dell’inconscio, ma un altro modo di leggere la realtà, un cinema fatto di visioni, epifanie, smarrimenti ottici, non decifrabili con la logica o definibili con le parole. Le gemelle Holbrooke si pongono nella linea di discendenza ideale di Kaspar Hauser e Bruno Stroszek, destinate all’incomprensione, alla solitudine e al rifiuto, perchè appartengono ad uno spazio-tempo diverso e parlano un’altra lingua. Il mondo in cui Herzog fa muovere le due sorelle sembra uscito da un romanzo di Jane Austen o delle sorelle Bronte, pur trattandosi di una vicenda contemporanea. Il loro gesticolare e parlare in perfetta sincronia, che testimonia la bravura delle sorelle Mara, non può non far sorridere, soprattutto nei flashback in cui raccontano l’ossessione amorosa maturata nei confronti di Gareth Mulroney, ma l’ironia di Herzog non è mai derisione, perchè la “diversità” di molti suoi personaggi non è altro che la versione estrema delle tante stranezze che abitano il mondo, quasi dei lapsus, incrinature del senso e dalla parola, come il “bucking fastard” urlato dalle sorelle durante il processo.
Quando poi queste si trasferiscono in campagna dalla zia e sentono i racconti del vecchio McFarlane su un tunnel segreto che porta dall’Irlanda alle Orcadi, si entra in una dimensione completamente diversa. Quell’infinito scavare nelle viscere della terra, nel fondo della caverna, per aprirsi la strada a un mondo in cui trovare finalmente “l’assoluto dell’amore”, ci riporta a film come Fitzcarraldo e Grizzly Man che raccontano la storia di un’ossessione incessante, che rasenta la follia, e che non è altro che il segno dell’impossibilità di adattarsi a un mondo rinchiuso in una logica monodimensionale e limitata. Ma la loro ostinazione le porterà ad aprirsi un varco verso un’altra prospettiva della realtà, rappresentata dalle grotte meravigliose (di Postumia), in cui convivono le cose più concrete e banali, un trenino o una cartolina per turisti e oggetti ed esseri magici, un lampadario di cristallo, rocce dalla forma di veli, creature misteriose come il proteo. Un attimo sospeso, in cui l’immaginazione segna al tempo stesso il suo trionfo e la sua disfatta: “Non potete uscire perchè non siete mai state dentro” sarà la sibillina (Lynchiana) risposta che darà loro, in chiusura, un’affascinante guida turistica.
Cristina Menegolli – MCmagazine 115

