Memory

Messico/USA 2023 (100’)
VENEZIA 8O° – Coppa Volpi miglior interpretazione maschile

 VENEZIA – Immancabile, arriva anche quest’anno alla Mostra del Cinema di Venezia un nuovo film di Michel Franco, che dai tempi del deplorevole Nuevo Orden (2020) – inopinato Gran Premio della Giuria – sembra ormai aver stretto un sodalizio in odor di fraternità con il festival lagunare, il quale, dal canto suo, ha contribuito, riservando metodicamente uno spazio in concorso alle sue operette, a divulgarne il lavoro ben oltre i confini delle americhe. Non nascondiamo una certa perplessità di fronte a questa intesa, dal momento che, di prova in prova, il cinema di Franco ha mostrato tutti i limiti di una immaginazione programmatica e priva di ispirazione, in cui ai personaggi si sostituiscono marionette isteriche, disperate o depravate, sulle quali il regista si getta col cinismo bieco di un Mangiafuoco crapulone.

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Dogman

Francia/USA 2023 (114’)

 VENEZIA – Al culmine di una carriera ondivaga, piena di indiscussi successi di pubblico se non di critica (basti pensare a Nikita, Subway, Leon, Il quinto elemento) ma anche di lunghi periodi di assenza, il regista e produttore franco-inglese Luc Besson porta a Venezia Dogman, un opera di smagliante bellezza, a tratti commovente fino alle lacrime secondo l’opinione di molti critici. Uno di quei film che ti riconciliano col cinema e anche un po’ con la vita, intesa come la capacità di resistere e di trasformarsi che ne è l’essenza più profonda. Buona parte del merito va attribuito alla incredibile performance dell’attore scozzese Caleb Landry Jones, praticamente sconosciuto in Italia ma già premiato come migliore attore a Cannes nel 2021 (Nitram). Altrettanto importanti, veri deuteragonisti della storia, sono i cani, che il protagonista Douglas, bambino abusato ama sopra ogni cosa e che saranno i suoi compagni e protettori. Il film si apre appunto con una citazione da Alphonse Lamartine “Ovunque ci sia un infelice, Dio (God) manda un cane (dog in inglese)”

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La Bête

Francia/Canada 2023 (146’)

 VENEZIA – Come nella pittura si può distinguere tra opere che privilegiano una visione ravvicinata e altre che sollecitano una certa distanza dell’osservatore per poter essere maggiormente godute, vorremmo suggerire una analoga separazione anche nel cinema. Vi sono, difatti, film in cui l’emozione scaturisce anzitutto dai singoli momenti, altresì denominati pezzi di bravura, mentre l’insieme scivola in secondo piano (è la ventura – ricercata – di alcuni altissimi risultati di Dario Argento), e altri di cui si ammira, al contrario, la totalità dell’ispirazione che li ha prodotti, quella chiusura del cerchio, per così dire, che trae le fila di un discorso complesso, esibendone l’architettura d’insieme, l’ingegno o, ancora, l’idea a dispetto dei singoli frammenti (qualità rinvenibile in taluni esempi del cinema pasoliniano).

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Hokage

Al termine della Seconda guerra mondiale, in una città distrutta dalle bombe incendiarie, una donna gestisce un piccolo ristorante ma guadagna denaro solo prostituendosi. Nei dintorni del locale si aggira un bambino, e quando un soldato reduce dalle Filippine inizia a frequentare il ristorante, i tre sembrano quasi poter creare un nucleo famigliare. Ma la guerra ha lacerato ben più delle mura della città…

Shadow Of Fire
Giappone 2023 (96′)

 VENEZIA –  Hokage, come dichiarato dal regista di culto giapponese Shinya Tsukamoto, è in qualche modo una continuazione del discorso complesso ma necessario sulla guerra e la violenza iniziato nel 2014 con Fires on the Plain (Nobi) e sviluppato quattro anni più tardi con Killing (Zan). Se in Nobi Tsukamoto raccontava gli orrori e la carneficina della Seconda Guerra Mondiale attraverso la storia di un soldato giapponese nelle Filippine, Zan spostava l’attenzione sul rifiuto di combattere da parte di un samurai pentito del tardo periodo Edo.

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Priscilla

USA/Italia 2023 (113’)

 VENEZIA – Diceva Jean-Luc Godard, illuminando sui suoi debiti verso Roberto Rossellini, come il regista di Viaggio in Italia gli avesse mostrato – si legga: insegnato, dacché non v’è differenza agli occhi del maestro franco-svizzero – che “un film sono due persone in un’automobile” [1]. E altresì come un simile film potesse essere messo in piedi con due soldi (“Era bellissimo, pienamente rassicurante, come un messaggio di pace […] Roberto era un apostolo del cinema”). .

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El Conde

Cile 2023 (110’)

 VENEZIA – In una delle sequenze destinate a divenire letimotiv di questo film deforme – da intendersi nel duplice senso della sua struttura eccentrica e della deformità di cui si sostanzia la morale dei suoi protagonisti – e tutto di testa – ossia: marcatamente cerebrale – un minaccioso essere intabarrato getta in un frullatore cuori umani appena colti per trarne un liquore capace di donargli forza e giovinezza. Che il bevitore sia un vampiro, non v’è dubbio alcuno, ma il singolare abbassamento dell’immagine terrificante e consueta del mostro che azzanna la sua vittima a un gesto meccanico, da prodursi per mezzo di un elettrodomestico acquistabile nel vicino supermercato definisce in modo assai chiaro il tono dimesso che Pablo Larraìn ha inseguito per questo suo decimo lungometraggio.

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Aggro Dr1ft

USA 2023 (80’)

 VENEZIAAdieu au langage, addio al linguaggio. Lo dichiarava nel 2014 Jean-Luc Godard in quell’omonimo e malinconico canto alla funzione comunicativa delle lingue che sconcertò i più ed acquisì in breve nomea di opera irricevibile – in realtà un ultimo, soverchiante capolavoro del maestro franco-svizzero. E quel medesimo addio sembra oggi volerlo riproporre all’attenzione della platea veneziana Harmony Korine, suo figlio putativo nel decostruire l’esperienza cinematografica odierna col piglio sedizioso e impertinente di un ribelle del Maggio francese.

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Un colpo di fortuna – Coup de Chance

Parigi. Alain, giovane e romantico scrittore, un giorno incrocia per caso Fanny, suo grande amore fin dai tempi del college che ora conduce una vita altoborghese accanto al marito Jean. Quello che all’epoca era rimasto un sentimento represso, sboccia in una relazione segreta che mette la ragazza sempre più in difficoltà, combattuta tra desiderio di evasione e senso di colpa causato dal tradimento. La situazione precipita quando Jean se ne accorge…

Francia/Gran Bretagna (96’)

 VENEZIA – È forte, al termine della proiezione di Coup de Chance, l’impulso a ringraziare Woody Allen, dacché il film, una commediola assai graziosa punteggiata da accenti drammatici, assume, in questa ottantesima edizione della Mostra del Cinema, il ruolo di un balsamo ricostituente dopo la fatica di tante visioni più ambiziose, ma anche più impegnative. D’altronde, giunto alla veneranda età di 87 anni – e, dunque, parafrasando Nanni Moretti, prossimo a tramutarsi in uno splendido novantenne – il regista newyorkese ha evidentemente accantonato il bisogno di sbalordire e la curiosità di sperimentare per dedicarsi, infine, alla cura solerte del proprio orticello, in modo tale che non periscano i frutti di un terreno coltivato con tanta dedizione per oltre cinquant’anni.

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Daaaaaali!

Riuscirà un’incauta giornalista francese a realizzare un film-intervista su Salvador Dalì?

Francia 2023 (77′)

 VENEZIA – Un pianoforte da cui esce un getto d’acqua e su cui è piantato un cipresso in mezzo alla campagna, una musica accattivante, che diventerà indimenticabile perché presente durante l’intera durata del film (composta da Thomas Bangalte, ex componente dei Daft Punk). La prima immagine del film è come un quadro di Dalì, ma rimanda anche alla Fontana-Orinatoio di Duchamp. “È un modo di dire agli spettatori, salite a bordo, comincia la montagna russa. Non volevo fare un tour guidato nel mondo di Dalì, stile museo. E’ l’immagine che racconta la storia.”

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Hit Man

USA 2023 (113’)

 VENEZIA – Non è infrequente, nella personalissima traiettoria cinefila di ciascuno, che si assista a un film la cui riuscita, anziché darsi come somma delle parti (regia, scrittura, recitazione), muova da una qualità astrattamente cinematografica, un non-so-che che si scopre come effuso nell’interezza dell’opera. Capita, insomma, di incrociare un film che, stante un certo qual giocoso disimpegno in fase progettuale, rivela tali e tanti segni d’ispirazione da rapirci ben al di là di quanto farebbe un prodotto analogo in altre mani.

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