Un colpo di fortuna – Coup de Chance

Parigi. Alain, giovane e romantico scrittore, un giorno incrocia per caso Fanny, suo grande amore fin dai tempi del college che ora conduce una vita altoborghese accanto al marito Jean. Quello che all’epoca era rimasto un sentimento represso, sboccia in una relazione segreta che mette la ragazza sempre più in difficoltà, combattuta tra desiderio di evasione e senso di colpa causato dal tradimento. La situazione precipita quando Jean se ne accorge…

Francia/Gran Bretagna (96’)

 VENEZIA – È forte, al termine della proiezione di Coup de Chance, l’impulso a ringraziare Woody Allen, dacché il film, una commediola assai graziosa punteggiata da accenti drammatici, assume, in questa ottantesima edizione della Mostra del Cinema, il ruolo di un balsamo ricostituente dopo la fatica di tante visioni più ambiziose, ma anche più impegnative. D’altronde, giunto alla veneranda età di 87 anni – e, dunque, parafrasando Nanni Moretti, prossimo a tramutarsi in uno splendido novantenne – il regista newyorkese ha evidentemente accantonato il bisogno di sbalordire e la curiosità di sperimentare per dedicarsi, infine, alla cura solerte del proprio orticello, in modo tale che non periscano i frutti di un terreno coltivato con tanta dedizione per oltre cinquant’anni.

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Daaaaaali!

Riuscirà un’incauta giornalista francese a realizzare un film-intervista su Salvador Dalì?

Francia 2023 (77′)

 VENEZIA – Un pianoforte da cui esce un getto d’acqua e su cui è piantato un cipresso in mezzo alla campagna, una musica accattivante, che diventerà indimenticabile perché presente durante l’intera durata del film (composta da Thomas Bangalte, ex componente dei Daft Punk). La prima immagine del film è come un quadro di Dalì, ma rimanda anche alla Fontana-Orinatoio di Duchamp. “È un modo di dire agli spettatori, salite a bordo, comincia la montagna russa. Non volevo fare un tour guidato nel mondo di Dalì, stile museo. E’ l’immagine che racconta la storia.”

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Hit Man

USA 2023 (113’)

 VENEZIA – Non è infrequente, nella personalissima traiettoria cinefila di ciascuno, che si assista a un film la cui riuscita, anziché darsi come somma delle parti (regia, scrittura, recitazione), muova da una qualità astrattamente cinematografica, un non-so-che che si scopre come effuso nell’interezza dell’opera. Capita, insomma, di incrociare un film che, stante un certo qual giocoso disimpegno in fase progettuale, rivela tali e tanti segni d’ispirazione da rapirci ben al di là di quanto farebbe un prodotto analogo in altre mani.

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Povere creature!

Riportata in vita grazie a un folle esperimento dell’eccentrico scienziato Dr. Godwin Baxter (Willem Dafoe), la giovane Bella (Emma Stone) vive reclusa nella dimora del suo “creatore” e le è impedito quasi totalmente ogni rapporto con la realtà esterna. Ma la voglia di scoprire la vita al di fuori delle opprimenti mura della villa, la porta ad intraprendere uno stravagante viaggio accanto al meschino avvocato Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo), scelto come amante e compagno d’avventura. In un mondo ai limiti di una surreale distopia Bella saprà imporre imporre la propria autonomia, fisica e di pensiero.

Poor Things
Italia/Belgio 2023 (141’)
Venezia 80° – LEONE D’ORO
4 Oscar: attrice protagonista, scenografia, costumi, trucco&acconciatura

 VENEZIAPoor Things del regista greco Yorgos Lanthimos è un film entusiasmante, un fuoco d’artificio di situazioni e dialoghi brillanti al servizio di un attacco irridente al patriarcato che ha riscosso un consenso unanime trovando d’accordo sia la critica che il pubblico. Adattamento della omonima graphic novel dello scrittore scozzese Alasdair Gray, il film mette decisamente al centro la sessualità femminile, mostrata in tutta la sua potenza eversiva come chiave di volta per minare il potere maschile. Il regista durante la premiazione ha sottolineato di aver dovuto aspettare anni per realizzare quest’opera, perchè il mercato cinematografico non era ancora maturo per accettarla.

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Io Capitano

Seydou e Moussa sono due giovani che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Lasciata la loro terra natale, i due iniziano un viaggio pieno di insidie, tra le difficoltà del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare. La forza dell’amicizia e il senso di responsabilità prevarranno su tutto..

Italia/Belgio 2023 (121’)
Venezia 80°
LEONE D’ARGENTO Premio per la migliore regia
PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a Sydou Sarr quale giovane attore emergente

 VENEZIA – Matteo Garrone con Io Capitano entra con intelligenza sul tema dell’immigrazione: un tema difficile, che da tempo voleva trattare, ma che, parole sue, lo metteva a disagio perché da occidentale borghese sentiva di essere un estraneo rispetto a quel mondo. La chiave trovata dal regista fa di Io capitano un film importante, che cerca di cambiare la visione dello spettatore, meglio di più spettatori possibile, allargandone lo sguardo per vedere il fenomeno migratorio non come problema di assedio alle nostre coste, ma come fenomeno naturale, che nasce dal bisogno umano di conoscere e di migliorare la propria condizione.

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Green Border

Nelle foreste paludose del “confine verde” tra Bielorussia e Polonia, i rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa cercano di varcare il confine per raggiungere l’Unione Europea. Pedine di una crisi geopolitica le cui vite si intrecciano con il prodigarsi degli attivisti umanitari ed il cinismo delle guardie di frontiera.

Zielona Granica
Polonia/Germania/Francia/Belgio 2023 (147′)
VENEZIA 80° – Premio speciale della Giuria

Lux Padova Logo

 VENEZIA – Negli ultimi giorni di Festival, quando il bisogno di leggerezza, dopo questi anni così duri e difficili, sembrava essere la tendenza comune di molti degli autori dentro e fuori Concorso, vedi Larrain, Lanthymos, Polanski, Linklater, per non parlare di chi della leggerezza ha fatto la sua cifra stilistica, come Woody Allen o Quentin Dupieux, ecco arrivare due film, questo della Holland e quello di Garrone (Io Capitano), che, con la forza delle immagini, costringono alla riflessione su aspetti della realtà, che forse sappiamo, ma non sappiamo vedere o conoscere, perché invisibili tra i temi dominanti della comunicazione ufficiale.

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Il male non esiste

Takumi e sua figlia Hana, che vivono nel villaggio di Mizubiki, vicino a Tokyo, conducono una vita modesta secondo i cicli e l’ordine della natura. Ma l’equilibrio ecologico e il modo di vivere civile del villaggio sono messi a rischio dal progetto di costruzione di un campeggio di lusso; in particolare proprio le vite di Takumi e Hana dovranno affrontare una svolta drammatica…

Aku wa sonzai shinai
Giappone 2023 (106’)
VE 80° – Gran Premio della Giuria

 VENEZIA – Ciò che il cinema di Hamaguchi propone è una visione del mondo. Frammentata in Il gioco del destino è della fantasia, con brevi storie di stupefatta umanità, dilatata nel viaggio intimo e avvolgente di Drive My Car per le strade di Hiroshima, a bordo di una Saab rossa.

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Il cavaliere della valle solitaria

In una vallata del Wyoming dove i contadini sono vessati dai fratelli Rufus e Morgan Ryker, tracotanti allevatori, arriva Shane, un fascinoso cavaliere solitario (abbigliamento da scout e pistola scintillante) che decide di fermarsi presso la famiglia degli Starrett alla quale subito si affeziona, ricambiato dai due genitori (Joe e Mary) e soprattutto dal piccolo Joey, un ragazzino di dieci anni. Messosi a lavorare per loro, quando va in paese (la definizione è esagerata per un misero agglomerato di edifici che fa capo al Grafton’s, emporio e saloon) ha ben presto un alterco con Chris, uno degli uomini dei Ryker. L’immancabile scazzottata lo vede vincitore e Rufus Ryker gli offre di entrare al suo servizio. Shane rifiuta e torna a casa Starrett dove conosce gli altri coloni che cercano di darsi man forte per non cedere alle pressioni di chi vorrebbe cacciarli dalla valle. La festa per il Giorno dell’Indipendenza porta un momento di serenità nel gruppo, ma la tragedia incombe. Ryker ha assoldato Jack Wilson, un killer professionista che di lì a poco provoca Torrey, il più focoso degli agricoltori, spingendolo a mettere mano alle armi così da ucciderlo in un duello senza scampo. Al funerale, nello sconforto generale, Joe e Shane cercano le parole giuste per far desistere chi vuole andarsene, ma la svolta arriva con l’offerta di un incontro che Rufus propone a Joe per un accordo risolutore. Quando Shane viene però a sapere da Chris, sganciatosi da Ryker, che l’incontro è in realtà un agguato, cerca di fermare Joe. I due vengono alle mani e nella colluttazione Shane riesce ad avere la meglio tramortendo l’amico con il calcio della pistola. Messosi prontamente a cavallo va allora lui al saloon di Grafton, dove non può sottrarsi allo scontro a fuoco. Nel duello uccide sia Wilson che Rufus e, grazie all’avvertimento di Joey che l’ha seguito di corsa, anche Morgan, che però riesce a ferirlo. Joey lo invita a ritornare a casa, ma Shane rimonta a cavallo e riparte verso le montagne da cui era venuto. Al piccolo Joey non resta che gridare disperatamente il suo nome, chiedendogli di tornare indietro.

Shane
USA 1953 (138′)

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I magnifici sette

Arizona, ‘800. Intorno al 1880 i contadini di un piccolo villaggio messicano, stanchi di essere vessati e derubati dal bandito Calvera e dalla sua banda, decidono di ribellarsi. Alcuni di loro si recano nella più vicina città oltre il confine intenzionati a reclutare, pur con le poche risorse in loro possesso, qualcuno capace di difenderli. Dopo averli visti all’opera in una sparatoria decidono di affidarsi a Chris Adams e Vin, due pistoleri di passaggio. Chris accetta anche di essere lui ad individuare altri uomini per la missione ma il primo a presentarsi è Chico, un giovane troppo impulsivo, secondo Chris, per essere ingaggiato. Non mancano comunque di essere individuate le persone giuste: Harry Luck, un compagno d’avventure, spinto dall’idea che oltre alla difesa dei contadini ci sia in ballo un qualche gruzzolo da spartirsi; Bernardo O’Reiily, un personaggio solitario che accetta anche un basso compenso pur di tornare in attività; Britt, la cui abilità col coltello, oltre che con la pistola, ne fa una risorsa da non perdere e infine Lee un pistolero ai margini della legge che invece di continuare a nascondersi preferisce aggregarsi al gruppo. Sulla strada verso il villaggio Chico non rinuncia a seguirli e all’arrivo è proprio lui a farsi valere in modo che i contadini si attivino per dare una mano e che via via fraternizzino con i sette mercenari. Così Calvera e la banda, quando si presentano, non trovano certo l’accoglienza che si aspettavano e vengono respinti a suon di piombo… La situazione sembra risolta, ma il timore di una possibile vendetta dei banditi porta il capo del villaggio ad accordarsi con Calvera che può così tendere un agguato a Chris e a suoi: concederà loro salva la vita a patto che se ne vadano per sempre. Un patto estorto, che non può essere rispettato. Il senso dell’onore spinge i sette a tornare sui loro passi e il nuovo scontro a fuoco sarà decisivo. La banda di Calvera viene sgominata, ma anche Harry, Britt, Bernardo e Lee restano uccisi. Quando Chris, Vin e Chico salgono a cavallo per lasciare il villaggio, il vecchio che li aveva paternamente accolti li saluta con riconoscenza, ma ricorda loro il mesto destino che segna la loro vita (“Voi siete come il vento, che soffia e passa via”). Alla fine solo Chris e Vin proseguiranno il loro cammino, Chico decide invece di fermarsi al villaggio accanto a Petra, la bella messicana che ha fatto breccia nel suo cuore.

The Magnificent Seven
USA 1960 (128′)

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Yannick

In un teatrino di periferia, tre attori mettono in scena una maldestra tragicommedia degli equivoci. Finché Yannick si alza dalla sua poltrona e interrompe lo spettacolo. Non è disposto a subire ancora questa tortura, adesso le cose si faranno a modo suo. A costo di prendere in ostaggio l’intera platea… Una stralunata, divertente ribellione che mette alle corde le regole dello spettacolo e l’empatia degli spettatori.

Francia (67′)

 LOCARNO – Il 99% dei film sono noiosi. Questo no. Queste le note di regia con cui Dupieux presenta il suo film in concorso. Un piccolo film, che dura poco più di un’ora, in formato 4/3, in cui, con la sua classica irriverenza, Dupieux ci catapulta all’interno di un teatro parigino dove è in corso la rappresentazione de Il Cornuto (Le cocu), una pessima e mal recitata commedia da boulevard.

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